Dalemallah

I servizi italiani hanno intercettato una telefonata fra Osama Bin Laden e il presidente iraniano Ahmadinejad. Non trovandovi riferimenti né a illeciti relativi al campionato di calcio né a Silvio Berlusconi, i nostri magistrati hanno deciso di distruggere il nastro. Ne pubblichiamo qui integralmente il contenuto.
«Fratello Presidente, hai visto che finalmente abbiamo un governo europeo dalla nostra, in Italia?». «Piano, fratello Osama. Ti sei dato da fare per far eleggere Zapatero ed è vero che è scappato subito dall'Irak ma adesso è durissimo sull'immigrazione». «In Italia è diverso. Non solo vanno via dal'Irak ma chiamano quella guerra illegale». «Però restano in Afghanistan». «Ma hanno confuso i loro militari dicendo che non dovranno sparare un colpo». «Certo: e bisogna ammettere che non si era mai trovato un ministro degli Esteri europeo disposto a passeggiare a braccetto con i capi dei nostri Hezbollah. Sul Libano, almeno possiamo stare tranquilli, anche se Prodi qualche volta sembra frenare». «Ma, fratello Presidente, Prodi in politica estera non conta nulla, decide tutto D'Alema». «Del resto, sai, non è che Prodi mi preoccupi, di certo si opporrà alle sanzioni e ci lascerà costruire la nostra sacrosanta atomica in pace».
«E sull'emigrazione? Una meraviglia. Tra sanatorie, quote che saltano, cittadinanze e passaporti italiani dati più o meno a chiunque porteremo in Italia in pochi anni centinaia di migliaia, che dico milioni di fratelli fra cui troveremo certamente militanti fedelissimi». «Non scherzare, fratello Osama, lo sappiamo che di militanti fedeli in Italia ne avete già molti». «È vero, ed è un Paese benedetto da Allah, perché i giudici li lasciano fare e, se la polizia li arresta, trovano subito il modo di farli uscire. Ma, come ho già scritto anni fa, ride bene chi ride ultimo e per vendicare le sconfitte di Lepanto e di Vienna abbiamo bisogno di milioni di musulmani che emigrino in Europa. Non avremo bisogno di sparare un colpo, li prenderemo con la sola forza della demografia». «Peccato che un imbecille di pachistano abbia rischiato di rovinare tutto ammazzando la figlia». «Con il dovuto rispetto, fratello Presidente, qui vedo un po' di lassismo sciita. La nostra Legge è chiara: se la ragazza dormiva con l'infedele la morte per lei e ottanta frustate per lui. Piuttosto, dove sono le ottanta frustate?». «Calma, fratello Osama: qualche volta l'opportunità politica viene prima della Legge. Del resto, sia io sia tu non traffichiamo forse con la droga chiudendo un occhio sulla Legge?». «Forse hai ragione. In ogni modo abbiamo già mobilitato i musulmani moderati italiani \risata\] perché dicano che uccidere chi pecca non è previsto dalla nostra Legge». «Una sciocchezza». «Certo, ma grande è l'ignoranza degli infedeli». «Ma i musulmani moderati non rischiano di confondere i nostri?». «Niente affatto: hanno già pubblicato un documento che paragona Israele ai nazisti». «Fratello Osama, lo sai che in cambio il governo italiano si aspetta che tu non organizzi attentati nel suo Paese?». «Purtroppo non posso garantirlo: ci sono tante cellule impazzite che ormai né io né te siamo in grado di controllare. Dio protegga il fratello Dalemallah!». «Ma egli si dichiara ateo». «Il Profeta ha detto che ogni infedele che lavora per i credenti è un musulmano che non sa di esserlo».
La conversazione, naturalmente è immaginaria. Ma ogni riferimento a persone e fatti della politica italiana è tutt'altro che puramente casuale.