Dall’Alfa alla Maserati Tutti amici di Moggi in cambio di un’auto

Gian Marco Chiocci Massimo Malpica

Fiat voluntas (et Juventus) sua. Per oliare un po’ di meccanismi, niente di meglio di una quattroruote sfornata dalle linee produttive della casa costruttrice torinese: può essere una piccola Panda, un monovolume Ulysse, una sportiva compatta tipo 147 o una berlina di classe modello Lybra. Mai una Duna. Comunque sia una Fiat, oppure Lancia, Alfa, nei casi più «sensibili», Maserati. La Casa Madre ce ne ha per tutti: designatori, commissari tecnici, giornalisti, avvocati, dirigenti sportivi. Talvolta le vetture sono in regalo, altre volte a prezzo scontato, per certi modelli si tratta solo di saltare la lista d’attesa, in alcuni casi sono occasioni a «chilometri zero».
Nell’informativa dei carabinieri allegata al rapporto giudiziario della procura di Napoli, la disponibilità di un vasto parco auto che il Gruppo Fiat offre a Luciano Moggi è considerato, per quest’ultimo, un «formidabile mezzo corruttivo». Ed è lo stesso direttore generale bianconero che mette in relazione, parlando con Lapo Elkann, sconti e regali di macchine con l’«interesse» della società bianconera. I carabinieri non hanno dubbi: «La gestione di un ampio parco auto, con macchine che vengono vendute con un consistente sconto o regalate a favore di soggetti individuati dal Moggi secondo i suoi interessi» è «evidentemente considerato dal dirigente Juventino un formidabile mezzo di persuasione e di affiliazione». Tanto che quando «l’impiego di tale strumento ha subito una momentanea sospensione disposta dai vertici Fiat» Moggi si allarma e chiede, appunto, una mano a Lapo.
«LAPO È PROPRIO
UN CRETINO»
Il dg bianconero ne parla prima con Giraudo. Entrambi infieriscono su Lapo reo di non aver risolto il problema. «Quello è un cretino» concordano i due. Così Moggi torna alla carica, e parla da solo con Lapo.
Moggi: «Io ti volevo parlare un attimo anche... c’è una situazione un po’ però bisogna parlare io e te perché...».
Lapo: «Che c'è!».
M. «No, niente di particolare. No... se noi abbiamo delle macchine in aggiunta per i fabbisogni no...».
L: «Sì quello di cui mi avevi parlato, mi ricordo».
M: «Quelli lì bisogna... quelli ci devi dare un’occhiata invece gli è stato detto lì al direttore della filiale di ritirarle... almeno... almeno, almeno 5 o 6 auto bisogna che tu ci vai perché tanto ha bisogno (...). Io sai che non ti chiedo mai niente di importante se non le cose che ci necessitano...».
L: «È una promessa».
M: «Oh... la Juventus è anche un bene vostro mica...».
A beneficiare dello «sconto Juve» è, fra gli altri, il designatore arbitrale Pierluigi Pairetto. La macchina è per il figlio. Ma non gli basta uno sconto del 30 per cento. Il 5 maggio 2005 s’informa con P.V., concessionario di Moggi, su una Lybra o una Ulysse. L’impiegato lo prende in giro:
P.V: «Il prezzo dipende da chi arbitrerà Milan-Juve. Se arriva Collina la macchina costa di più».
Pairetto: «(ride) Non si può fare, Collina è il miglior arbitro del mondo».
P.V.: «Qui accanto a me c’è Nedved, anche lui non vuole Collina».
Pairetto: «È il sorteggio che decide».
P.V: «Il sorteggio si può pilotare, basta non mettere il nome».
Ma in fila per l’auto scontata (o gratis) sono in tanti: c’è Marcello Lippi, il ct della nazionale, vuole due macchine per i figli e si «accontenta» dello sconto standard: 23 per cento; c’è il Ds del Chievo, Giovanni Sartori, che chiede un trattamento di favore attraverso il figlio di Lucianone; c’è il moviolista Fabio Baldas che si lamenta così con Moggi.
Baldas: «Mi ha chiamato P.V., dice che la macchina è disponibile ma a prezzo pieno».
Moggi: «Allora è meglio che ci ripensiamo a settembre quando ricominciano gli sconti».
Baldas: «Ok, facciamo così».
007, LA SPIA
CHE SCONTAVA
In attesa di una macchina d’occasione c’è anche uno 007 del Sisde, un alto ufficiale della Guardia di finanza che anni addietro indagò sui Rolex regalati da Franco Sensi, presidente della Roma, ad alcuni arbitri. «Affezionato partecipante alle trasferte della Juventus usufruendo del viaggio aereo e dell’albergo a spese della società» l’agente segreto si imbatte in una mission impossible. Ci vogliono mesi di attesa e almeno tre telefonate col dg bianconero per portare in garage una Lancia Y. È febbraio 2005, finalmente si quaglia.
007: «Ho chiamato V.P. per chiedere se ci sono macchine a chilometro zero. Lui mi ha detto che hanno addirittura ripristinato la convenzione».
Moggi: «Sì, hanno rimesso il 23 per cento di sconto. Chiama pure V.P. a nome mio».
007: «Ok, grazie Lucia’, lo chiamo in settimana».
La passione per spie, forze dell’ordine e istituzioni è nel Dna moggiano. Luciano non disdegnava amicizie altolocate. Nelle sue conversazioni c’è spazio per i massimi vertici del Sisde. Proprio il suo referente 007 si dà da fare per rimediare biglietti, magliette, alberghi, pacchetti-trasferte per sé e per i suoi superiori. Con Moggi discute addirittura dei guai giudiziari del direttore, Mario Mori.
007: «Quel mio superiore è bloccato col direttore, quei biglietti non servono più».
Luciano: «Ma è successo qualcosa?»
007: «Niente di che, impegni di lavoro. Comunque Mori vuole chiamarti direttamente per ringraziarti, anzi visto che la Juve viene a Roma, potremmo organizzare una cosa ufficiale col direttore. È tifoso della Juve, vorrebbe conoscerti, si può fare?»
M: «Certo, certo...».
CASELLI,
ULTRÀ GRANATA
Un’intercettazione di una chiacchiera col solito spione finisce per captare la conversazione di Moggi, su un altro telefono, con un nome eccellente. Testuale dall’informativa: «Lo 007 il 10 maggio 2005 chiama Luciano per complimentarsi della vittoria della Juve sul Milan. Luciano lo mette in attesa per parlare con un altro telefono, Moggi cita un certo Caselli. Parla di una società che era in difficoltà, poi menziona la Fiorentina. Il Moggi dice di essere affezionato alla società del Torino, dice di essere felice se la squadra andrà in serie A. Poi ricomincia a parlare con mister X e gli dice che aveva appena parlato al telefono del Torino con Giancarlo Caselli». In una prima telefonata fra l’uomo del Sisde e quello della Juve, quest’ultimo si offre di dargli una spinta per la carriera: «Sto andando dal ministro Siniscalco, se ti serve una raccomandazione dimmelo, non ci sono problemi perché è un amico nostro». In un’altra ancora, a giugno, Moggi dimostra di avere familiarità anche con il comandante generale della guardia di finanza. Scherzando con lo 007 dice: «Speciale è un amico, ma è dell’Inter, però ha i figli che tifano Juve». Moggi dimostra di arrivare ovunque. «Indipendentemente da condotte eventualmente censurabili» osservano i carabinieri, i suoi rapporti «riflettono in modo impressionante le sue capacità collusive».
L’ATTACCAMENTO
ALLA MAGLIA
Dagli arbitri agli agenti di polizia, dai ministri ai guardalinee, tutti si litigano i gadget bianconeri. L’oggetto dei desideri è lo stesso dei tifosi da curva: una maglia, possibilmente sudata, fresca di partita, dei campioni. Fra i più accaniti c’è l’arbitro Massimo De Santis. Parlando con l’assistente Cennicola di Lecce-Juventus, si lamenta.
De Santis: «Oh, li mortacci vostra, ho preso le magliette, tutte magliette del cazzo, di Oliveira, Kapò, ho preso, ah pure Zambrotta».
Cennicola: «Non i più famosi...».
DS: «Però lo sai quante ce ne ho, eh?».
C: «Dimmi...».
DS: «Otto!!!».
C: «Non vale, io tre...».
DS: «Beh, tre a te, tre-quattro se l’è inculate Griselli, 4 se l’è prese l’osservatore D’Addato, tre Morganti (quarto uomo) una quello...». E ancora. De Santis si vanta di aver «battuto il record de tutti i tempi. Mi sono fatto dare 23 maglie». Anche Lanese s’informa con Pairetto su come fare a prendere una divisa ufficiale. C’è il figlio del ministro Pisanu che le chiede per conto del presidente della Torres; il ministro Siniscalco poi la riceve in ufficio dalle mani di Moggi. E via discorrendo.
LOTITO E...
GIRAUDO SE LA RIDE
Il presidente della Lazio è fuori dalla grazia di Dio. L’arbitro Trefoloni ha combinato di tutto in Lazio-Juventus. Casualmente ha anche ammonito solo i quattro giocatori biancazzurri già diffidati, che così vengono squalificati. Claudio Lotito si arrabbia con Mazzini, il vice di Carraro.
Lotito: «Pure Gianfranco Fini si è alzato e se n’è andato e ha detto questa una presa per il culo e noi che stamo a vedè ste caz... ste cose!...ma quello che ha fatto... tu dovevi stà li dal vivo quello che ha fatto non ha logica di nessun tipo (...). Non mi ha dato un rigore netto... ma quello che ha fatto, ha lavorato totalmente contro la Lazio! Dal primo minuto fischiava le punizioni a favore nostro le fischiava contro... quando la palla superava la metà.. che il centrocampo andava verso la porta loro o fischiava un fuorigioco inesistente o fischiava falli inesistenti».
Mazzini: «Sì però...non sono d’accordo su questo tipo di comportamento (...). Io l’ho visto tutta e non mi è sembrato quello che dici te».
Lotito: «Non me so spiegato... Ora basta con questi sistemi vanno cambiati radicalmente. Ti dirò di più, se n’è uscito Antonio (Giraudo, ndr) e Luciano (Moggi, ndr) io stavo dietro a loro...ridevano come matti....hai visto cosa ha fatto l’arbitro? Gli ha rotto il culo! E ridevano... io stavo dietro a loro!».
IL GIORNALISTA
ARTIFICIERE
Luciano Moggi usa il giornalista Ignazio Scardina di Raisport per tante cose, compreso disinnescare la «bomba» mediatica rappresentata da Ermanno Pieroni, ex patron dell’Ancona, che dopo esser stato in carcere sfoga la sua rabbia in una intervista e punta il dito su Moggi e i suoi sistemi. Luciano si affida a una carta sicura: il giornalista è amico di entrambi. L’uomo giusto per un’ambasciata che metta a tacere il possibile scandalo. Se l’inviato Ciro Venerato scrive sempre bene della Juve e lo informa di tutto ciò che potrebbe nuocergli all’immagine, Scardina gli ha già chiesto uno sconto per l’acquisto delle «solite» macchine Fiat, che il giornalista cercherà anche di pagare il meno possibile inviando la fattura a Moggi. Annotano i carabinieri: «È inequivocabile l’atteggiamento subornante di Luciano Moggi che, con il pieno contributo di Scardina, provvede affinché il Pieroni si risollevi dalla sua personale e difficile situazione economica non solo attraverso consulenze calcistiche, omaggiandolo con un’autovettura Fiat prelevata dal parco auto ma - soprattutto - mantenendo la promessa inizialmente palesata al Pieroni di assumerlo come Direttore Sportivo in una squadra, l’Arezzo Calcio, a lui collegata».
Moggi: «Ignazio fammi una cortesia,chiamalo e digli che la piantasse poi dopo ci vediamo...tra amici è scomoda na roba del genere... . Diglielo, poi dammi un colpo di telefono dai... digli che non la prende... perché se fosse un mio amico mi scoccerebbe ..l'affronterei in maniera diversa ma oltretutto io vorrei evità dopo tutto quello che gli è capitato!». E ancora.
Moggi: «Allora la macchina ti faccio fa... di partenza il 23%... ma credo di arrivare anche oltre... tu poi quando c'hai la fattura me la dai penso qualche altra cosa... l’importante»
Scardina: «Va bene!».
Moggi: «Sta a senti’... Ignazio... adesso mi devi fa nà cortesia tè! ...tra amici ragazzi io... queste cose non ...non le sò sopportà....tu sei amico di Ermanno Pieroni no?».
Scardina: «Sì...»
M: «devi fa na cortesia... dagli un colpo di telefono... poi..ho o parlato con Luciano»...
S: «Sì».
M: «Tu c'hai un amico con lui anche se ha bisogno quando mai è successo che io... ho letto ...ho letto oggi delle dichiarazioni e praticamente io lo faccio. Ma sei matto... ma è matto?…io sono sempre stato amico suo (...). Fammi una cortesia chiamalo e digli che la piantasse poi dopo ci vediamo…tra amici è scomoda na roba del genere...».
S: «Ma come no... ma gli ho pure detto: Erma’ ma tu sei na persona che deve rientrà nel mondo del calcio, ma che cazzo...».
Sintesi dei carabinieri: Secondo Scardina, Pieroni ha capito il messaggio. Seguono contatti, ripetetute telefonate. Alla fine l’accordo si trova, Scardina ha la sua macchina. Pieroni pure, oltre a un nuovo lavoro.
IL GIORNALISTA
PROMETTENTE
A maggio la Juve è attesa dall’incontro decisivo della stagione a Milano con i rossoneri. La settimana di attesa è carica di tensioni: in tv è andato in onda il video-shock di Cannavaro che, ai tempi in cui giocava nel Parma, si inietta in vena una sostanza non dopante, ma quelle immagini hanno scatenato polemiche a non finire. Moggi cerca sponde mediatiche per arginare gli attacchi che partono contro i bianconeri in diverse trasmissioni televisive e tutelarne l’immagine. Lunedì 2 la sera è in programmazione «Il processo di Biscardi», una tribuna adatta alla bisogna. Così, quando Lamberto Sposini chiama Lucianone, il diggì bianconero non perde un minuto in chiacchiere.
Moggi: «Ciao Lamberto... oh, mi raccomando stasera, eh?».
Sposini: «Oh, guarda, stasera li facciamo neri, li facciamo neri».
M.: «Anche perché, anche perché ci stanno prendendo per il culo tutti quanti. Dicendo che noi siamo i potenti, poi dietro a questa cosa fanno tutti i comodi loro, così. Le colpe le prende la Juventus, e questi fanno i comodi loro»
S: «Quello che dice del silenzio stampa perché... motivato per episodi sconcertanti, tutti voi vi riferite esclusivamente a Cannavaro e Ibrahimovic o c’è qualcos’altro, per capire?»
M.: «E ti sembra niente? Cannavaro è lo stesso filone di Ibrahimovic e... e vanno a prende le cose, le devono prende e poi le riportano come gli pare a loro. E poi dopo c’è anche un’altra cosa. Gli arbitri ora io ammetto che sbaglino, che si debba, che si possa sbagliare, ma cazzo quello che è successo a Firenze l’è mica na cosa seria, eh?»
S.: «Hai ragione, Luciano».
M.: «È un insieme di cose che non vanno assolutamente bene. E vedete un pochino... tanto c’è pure Franco (Melli, ndr) a Torino, non so a Milano chi ci sia, comunque ora parlo con Aldo (Biscardi, ndr), tra poco poi, magari, ci risentiamo».
Per gli inquirenti, però, gli «effetti mediatici» non si limitano nel tentare di coinvolgere i giornalisti a favore della Juventus. Ma c’è di più.
TELEFONATA
O BLUFF?
C’è una conversazione intercettata tra Moggi e Pairetto che i carabinieri ritengono per certo sia stata «pacchianamente preparata in precedenza», per «far apparire il loro rapporto solo di carattere istituzionale e formale», proprio sospettando che i loro telefoni fossero sotto controllo. Siamo alla vigilia di Milan-Juventus. «In particolare, è Moggi che chiama Pairetto – scrivono i militari - e la conversazione inizia come tra persone che da tempo non si sentivano, il designatore, poi, chiede al dirigente bianconero se è anche arrabbiato con gli arbitri secondo le notizie di stampa circolanti, questi, sempre nell’ottica di trarre in inganno e dimostrare l’assoluta estraneità alle condotte finora accertate, risponde “...tanto il nostro... il nostro amico è solo il campo !...e non vogliamo amici perché noi se...se vinciamo, vinciamo perché dobbiamo vincere se perdiamo...“. E poi proseguendo sempre Moggi arriva ad affermare “...non mi voglio lamentà di niente però...“, frase quest’ultima completamente in antitesi con le condotte finora accertate». Per i carabinieri la telefonata è posticcia, così tanto che «sembra quasi essere più un intervista giornalistica che un dialogo».
LUCARELLI
CAPISCE TUTTO
L’8 maggio 2005 alle 20.30 De Santis chiama Mazzini, numero due della Figc. Quel giorno l’arbitro ha diretto la surreale partita tra Livorno e Siena terminata sei a tre per gli ospiti, con questa vittoria praticamente salvi. Il Siena è squadra nell’orbita Gea, è noto.
Mazzini: «Sei stato come sempre splendido»
De Santis: «Hai visto? Pronti e via, uno fuori (espulso Galante all’inizio del primo tempo, ndr).
Mazzini: (ride)
De Santis: «Hai capito che mi ha detto Lucarelli? (attaccante del Livorno, ndr), lì quando ho cacciato quello? Mi ha detto: “Ma che bisogna salvà questi perché so’ della Gea?“ Gli ho detto, senti, non cominciare a dire queste str... queste solite cazzate perché mo’ te caccio pure a te, capito».
«ANCHE IL PAPA
È DELLA GEA»
Anche Papa Ratzinger nella scuderia Gea. Moggi parla con un generale di Brigata della Finanza

Moggi: «Hello».
Gdf: «Ciao Luciano, sono stato a vedere il Papa»
M: «Ma, ma lo sai che è della Gea il Papa?»
Gdf: «È della?».
M: «Gea».
Gdf: «Perché?».
M: «Ha fatto la procura col mi figliolo, con Alessandro, quattro giorni prima di diventare Papa».
Gdf «Che te possino...».