Dall’Apocalisse ai Jethro Tull per una Ravenna piena di musica

Nuova creazione del Festival è l’Opera di Guarnieri «Pietra di diaspro» In cartellone anche Conte Trasferta con Muti in Libano

da Roma

All'Apocalisse di San Giovanni ed alla sua visione della fine dei tempi, si è ispirato Adriano Guarnieri, il musicista veneziano al quale il Ravenna Festival ha commissionato, assieme all'Opera di Roma, l'OperaVideo Pietra di diaspro. Il titolo l'ha preso pari pari dal testo giovanneo, dove della città celeste si dice che brilla come «pietra di diaspro cristallina». Dall'Apocalisse Guarnieri ha tratto anche buona parte dei testi dell'opera, e anche un'indicazione, che ha colto al volo, per la partitura musicale: il numero «sette», che vi ricorre tante volte, con tutta la sua carica simbolica (sette trombe, sette arpe) ha assunto come indicazione per l'organico strumentale e vocale: sette trombe, sette arpe, ed un coro a quattro voci, con sette cantanti per ciascuna voce, orchestra e live electronics. Con la regia di Cristina Mangiavillani Muti, l'opera andrà in scena al Palazzo M. De André, il 22 giugno; ma l'inaugurazione del Ravenna Festival è fissata al 19 giugno, alla Rocca Brancaleone, fortezza veneziana, che per Massimo Cacciari sarà pulpito e palcoscenico, mentre illustrerà alcune Apocalissi presenti, segnate dalla «rimozione del pensiero della morte», Apocalissi «del vivere medio, del timore che non vuole guardare, dell'acquiescenza».
Anteprima speciale del festival, il primo giugno, al Teatro Alighieri, con il progetto «Arrevuoto: Scampia-Napoli», di Carlo Martinelli e del Teatro delle Albe, che porta a Ravenna, l'inferno (Apocalisse!) di Scampia, con un centinaio di ragazzi in scena, ma anche la voglia di riscatto e la speranza del futuro che essi rappresentano. Grande attesa per la produzione del Teatro nazionale di Lituania, per la singolare edizione della Valkiria di Wagner, con la regia di uno dei mostri sacri della scena contemporanea, Eimuntas Nekrosius (dal 13 al 15 luglio). Naturalmente non mancano concerti, nel senso classico del termine, di grande richiamo (ben tre saranno diretti da Muti: con i Wiener, l'Orchestra Cherubini e la Giovanile Italiana, ed i complessi del Maggio Fiorentino che seguiranno Muti anche nella trasferta in Libano, dal 22 al 24 luglio - dove lavora in missione di pace un nostro contingente militare - con le visioni apocalittiche della Messa da Requiem di Verdi eseguita in tre luoghi diversi; mentre Barenboim, il 6 luglio, dirigerà la Staatskapelle di Berlino), ma anche concerti speciali e fuori regola, come quelli affidati ad Ambrogio Sparagna, maestro di canto popolare, che riserva la straordinaria scoperta di canti di contadini e pastori sulla Divina Commedia o quelli di Bollani, Conte e dei Jethro Tull. Ricchissimo anche il capitolo danza, con il ritorno di Merce Cunningham, maestro della Modern Dance; il successo mondiale di Matthew Bourne, Swan Lake, lo spettacolo d'addio di Alessandra Ferri con Roberto Bolle, e poi Cortès, e Micha Van Hoecke, presenza fissa a Ravenna, con il primo spettacolo dedicato al suo Ensemble, Monsieur, Monsieur del 1981, ed una novità assoluta.
Se Ravenna sarà proclamata capitale della cultura per i prossimi anni, lo deve alla sua storia passata ed all'arte, ma anche e soprattutto alla sua vivacità culturale presente, di cui il festival è l'espressione più alta e conosciuta anche fuori d'Italia. In poco più di un mese, sul tema delle «apocalissi presenti e future» oltre settanta spettacoli, in 25 luoghi fra i più suggestivi della città; e le strade insonorizzate con canti e musiche che invitano alla preghiera, delle varie tradizioni religiose. Sei milioni di euro il budget 2007, per un terzo proveniente da finanziamenti pubblici, il resto da sponsor e botteghino.