Dall’Armata rossa ai colpi in gioielleria

L’operazione dei carabinieri con Europol è partita dall’individuazione di un balordo ripreso durante l’assalto a Verga nell’aprile del 2004

Decisi, disciplinati, esperti nel maneggio delle armi e soprattutto ben organizzati. Tutte «qualità» sviluppate sotto le armi, quando servivano la dissolta Armata rossa sovietica. Peccato che, smesse le divise, abbiano voluto vestire i panni dei rapinatori internazionali di gioiellerie. Macinando decine e decine di colpi. Ma ieri la banda è stata sgominata e i componenti arrestati.
Gli arresti sono arrivati al termine di una complessa operazione eseguita dai carabinieri del comando provinciale, in collaborazione con le polizie di tutta Europa. La magistratura milanese ha poi firmato 35 ordini di cattura: 30 rapinatori, tutti di età compresa fra i 30 e i 40 anni, sono finiti in cella, cinque sono latitanti anche se un paio sono già stati individuati. Europol ha contato decine di rapine consumate negli ultimi due anni in tutta Europa, 15 in Italia, Torino, Genova, Ancona, Bologna, Ferrara, Padova, Rimini, Firenze e Modena.
In particolare a Milano furono assaltate la gioiellerie Tiffany di via della Spiga , il 12 marzo, e Verga di via Mazzini, il 23 aprile, dove vennero spazzolati ori e preziosi per circa mezzo milione. Ma proprio questo ultimo colpo è stato fatale alla banda. Come hanno spiegato il comandante provinciale dei carabinieri Enzo Bernardini e il capo del reparto operativo Paolo Ferrarese, qualche mese dopo l’ultimo assalto arrivò dall’Estonia la segnalazione di una banda baltica pronta a far razzie in Italia. Segnalazione accompagnata dalle fotografie dei probabili rapinatori. E tra questo un attento investigatore riconobbe l’autore dell’assalto a Verga.
Da lì si dipanarono le indagini che portarono a identificare uno dopo l’altro i 35 componenti della banda. Attraverso il controllo dei loro cellulari, delle liste passeggeri di aerei, treni, bus e navi (la banda usava sempre mezzi diversi), dei clienti delle principali società di noleggio auto e delle schede di migliaia di alberghi furono ricostruiti i loro spostamenti. Accertando che molti di loro si trovavano nella città nei giorni dei colpi. Anzi che i loro telefonini erano agganciati alle celle poste nei pressi degli obiettivi colpiti.
Svelata anche la struttura della banda, organizzata come un reparto militare. C’era il «quartier generale» che pianificava le operazioni e le diverse «sezioni» che arruolavano i rapinatori, organizzavano i viaggi e rivendevano la refurtiva. Che fossero militari lo conferma in particolare le destrezza nel maneggio delle armi, evidenziato dalle riprese delle telecamere a circuito chiuso dei negozi colpiti.
Alla fine insieme all’organigramma è stata ricostruita anche l’attività della gang: 66 colpi accertati in una decina di Paesi europei, una decina dei quali alla catena Tiffany, con un bottino di 40 milioni di euro, anche se le razzie effettuate potrebbero essere molte di più, almeno un centinaio. Molti arresti sono stati effettuati in Estonia, ma parecchi componenti sono stati bloccati un po’ in tutto il continente.