Dall’Assassino all’Osaka, mangiar bene a Ferragosto

Ci siamo: scatta la settimana della desolazione gastronomica e la cosa non dovrebbe stupire più di tanto, perché la cucina milanese non è mai stata amica dei mesi caldi, il vitello tonnato è l’eccezione. Però mangiare si deve e allora, accidenti, quanto è difficile farlo con soddisfazione in una città dove il cartello chiuso per ferie è la regola. Quasi inutile aprire la Michelin a livello cittadino: le stelle dormono. Cracco ha effettuato l’ultimo servizio giovedì scorso, Joia venerdì 3, Aimo e Nadia sabato 4. Sadler addirittura quando riaprirà, il 5 settembre, un mercoledì, lo farà nella nuova sede, in via Ascanio Sforza 77. Lavori in corso anche al Teatro dell’hotel Four Seasons: alla riapertura, nuova cucina e nuovi ambienti sotto la regia di Sergio Mei. Lavori in corso pure al Savini che la nuova proprietà, quasi a zero di esperienze a livello ristorativo, conta di riaprire per Sant’Ambrogio, l’8 dicembre. Il ristorantino al primo piano, affidato a Cristian Magri, ora patron del Vicolo a Corsico, dovrebbe bilanciare la trasformazione del ristorante per antonomasia di Milano in un bar-pasticceria a livello Galleria.
Tornando a livello di ristorazione d’albergo, brilla l’esempio del Bulgari in via Fratelli Gabba: la brigata guidata da Elio Sironi non stacca mai nel verde di un giardino rilassante e rinfrescante. Per deliziarsi in una insegna premiata dalla guida rossa bisogna uscire dalla città e pure dalla provincia. La stella del Bibendum più vicina è quella della Fermata di Luciano Tona a Casatenovo (Lecco), telefono 039.9205411, distanza dalla Madonnina 30 chilometri. Da non perdere, in questo periodo, l’antipasto Rosso colore dell’estate, tre sorbetti ai gusti di olio, pomodoro e vino, come primo il Mare nei ravioli perché ripieni di cacciucco e per secondo il Pollo in tre servizi, in prima battuta il petto in insalata con i peperoni, quindi la coscia come farcia dei tortelli e infine la sovracoscia con i finferli. Davvero una gran cena per la quale prevedete di spendere 60 euro.
Quanto a Milano, sarà anche una meta gettonatissima, ma ad agosto paga il fatto che chi la visita lo fa nove volte su dieci per affari e in queste settimane gli affari, se non in vacanza, certo si diradano e i turisti per diletto pure, togliendo ossigeno ai locali di qualità, quelli dove il conto difficilmente scende sotto i cento euro vini esclusi.
L’altro vero problema è psicologico: con la città che sembra un deserto desolato, è facile pensare che siano aperti solo i posti mediocri, quelli che sperano di fare un incasso importante almeno in agosto, quando le alternative scarseggiano. Se proprio non si trova qualcosa di convincente (in fondo, perché cenare in una trattoria dove da settembre a luglio uno non metterebbe mai piede?), meglio una buona spesa da Peck in via Spadari o all’Esselunga di viale Papiniano per una cenetta con se stessi o in compagnia di altri forzati del ferragosto metropolitano.
Il quadro è vuoto di protagonisti, ma non è una tela bianca. L’Assassino di via Cornaggia ad esempio sta aperto sempre perché il titolare, Lamberto Gori, si sente al servizio del cliente che ha fame ogni dì dell’anno, così Marco Comini, patron del Matarel in corso Garibaldi altezza via Palermo, dove non chiude Anema e Cozze, nonché la Libera (salvo il 15 e 16). Idem l’Ostarie vecyo Friul in via Rosmini, l’Osaka in corso Garibaldi, Il Pellaprat e il Pont de Ferr lungo la Ripa di Porta Ticinese. Qui non si sbaglia.