Dall’assemblea via libera per la Borsa Il Comune: «Non a qualsiasi prezzo»

Per l’amministratore delegato le quote superiori ai 7,20 euro: Lazard non ha valutato il piano industriale

«Lazard non ha per ora espresso una valutazione perché manca l’attuazione del piano finanziario da parte di Anas e perché non tiene conto ancora del piano industriale. Posso comunque dire che Serravalle vale più di 7,20 euro per azione». Spot pro-Borsa firmato da Massimo Di Marco, amministratore delegato della società. Ma se Di Marco considera «riservate» le prime stime che la banca d’affari ha dato della società, c’è chi riafferma la disponibilità a quotarsi: è il Comune di Milano. «Disponibili ma, attenzione, nessuno si quota a qualsiasi costo e a qualsiasi prezzo» fa sapere Giorgio Goggi, assessore al Traffico di Palazzo Marino.
Virgolettato che non si presta a travisamenti: «C’è la volontà di proseguire nell’iter per la quotazione ma siamo ancora nella prima fase e non è detto, ripeto, che Serravalle debba essere quotata a qualsiasi prezzo e a qualsiasi costo». Come dire: quei «primi» valori indicati da Lazard - si va da un minimo di 4,98 a un massimo di 7,20 euro per titolo ma se recuperata l’inflazione e aumentati i pedaggi - non sembrano affatto aver un forte appeal per il Comune. E ricordando che Filippo Penati ha pagato 8,831 ogni azione acquistata da Marcellino Gavio, be’ è difficile che il range indicato da Lazard possa risultare appetibile anche per gli altri soci che nell’assemblea di ieri hanno espresso parere positivo alla quotazione. «Questione di aritmetica» spiega Di Marco: «Ogni piano finanziario è solitamente tenuto basso dalle società che si quotano per alzare il valore delle azioni». Uscita che suggerisce a Giordano Vimercati, capo di gabinetto di Penati, di «invitare Palazzo Marino a rivedere la sua posizione, la sua contestazione al piano finanziario che non prevede alcune opere». Tutto bene se non fosse per un dettaglio: quella «decisione di non inserire opere infrastrutturali» è un’altra palese violazione del patto di sindacato che pesa sulla quotazione «auspicata ragionevolmente» secondo Vimercati «entro l’aprile 2006». E su cui pesa anche un altro dettaglio: l’arbitrato reclamato dal Comune sulla legittimità del quindici per cento acquistato dalla Provincia come «quota sindacata». «È la stessa intesa firmata da Gabriele Albertini e Penati a prevedere che sulla questione ci sia un arbitrato da parte dei soci. Se la Provincia l’avesse già accettato non avrebbe dovuto ricorrere alle dimissioni di undici consiglieri d’amministrazione, di cui otto con lettere inquietanti perché identiche, anzi ciclostilate» ribadisce Goggi.
Nota dell’amministrazione comunale «pronta a nominare il proprio arbitro nei tempi più rapidi possibili perché occorre un arbitrato per stabilire se possono essere sindacate al patto azioni acquistate da una controllata di un ente pubblico». Giudizio terzo che fa venire il mal di pancia a Penati: quel quindici per cento pagato lautamente a Gavio, non è stato infatti acquistato direttamente dalla Provincia ma da Asam che è una società controllata al cento per cento da via Vivaio. Lampante che la gestione di Serravalle da parte della Provincia sarebbe dunque indebolita se il giudizio dell’arbitrato confermasse la tesi del patto che è quella del Comune. Ma di questo se ne parlerà in commissione bilancio dove Carlo Masseroli ha già convocato i vertici della società, con l’avvertenza che se «le spiegazioni non fossero sufficienti convocheremo un consiglio comunale straordinario alla presenza di Penati». Confronto diretto con il Comune che l’inquilino di Palazzo Isimbardi «mostra di temere avendo già rifiutato di farlo in televisione».