Dall’autore al suo critico

«Si può immaginare una cultura dove i discorsi circolerebbero e sarebbero ricevuti senza che la funzione-autore apparisse mai. Tutti i discorsi, qualunque sia il loro statuto, la loro forma, il loro valore e qualunque sia il trattamento che si fa loro subire, si svolgerebbero nell’anonimato del mormorio».
(Michel Foucault, Che cos’è un autore, conferenza-dibattito tenuta nel 1969
e raccolta in Scritti letterari)

«La critica scopre in lui (nel Grande Scrittore, ndr) un oggetto degno della propria attività, perché i critici molto spesso non sono gente maligna ma, grazie alle circostanze sfavorevoli, sono lirici mancati che devono attaccarsi a qualcosa per potersi espandere; sono lirici guerreschi o amorosi, secondo il reddito interiore che devono investire vantaggiosamente, ed è comprensibile che scelgano a tal scopo il libro di un Grande Scrittore piuttosto che quello di uno scrittore qualunque».
(Robert Musil, L’uomo senza qualità)