Dall’Emilia i motori per i colossi Usa e coreani

Vm ha realizzato per Chrysler il Diesel numero 500mila. L’ad Ferioli: «Unici al mondo a produrre unità a gasolio senza sfornare auto»

Piero Evangelisti

da Cento (Ferrara)

Saranno 97mila i motori Diesel sfornati a fine di quest’anno dalla Vm Motori di Cento, in provincia di Ferrara, 28mila in più rispetto a quelli del 2004. Cliente di riferimento, ancora una volta, la Chrysler a cui è stato consegnato in autunno il propulsore a gasolio numero 500mila, significativo risultato di un ininterrotto rapporto nato nel ’94, con la previsione di una fornitura di 100mila motori, pari a mille miliardi delle vecchie lire, come ricorda Vilmo Ferioli, amministratore delegato della società (dove è entrato 45 anni fa), che mise la sua firma in calce al contratto siglato nel quartier generale Chrysler di Auburn Hills, a Nord di Detroit. L’azienda emiliana (controllata al 51% dal miliardario americano Roger Penske, con il restante 49% custodito nelle casse di DaimlerChrysler) continua a essere una vitale realtà decisamente insolita nel panorama automobilistico mondiale.
«Il motivo è semplice - sottolinea con un pizzico di civetteria Ferioli - ci consideriamo infatti fuori dai giochi, visto che siamo l’unico costruttore al mondo di motori Diesel senza produrre auto, un fatto che ci ha consentito negli anni (la Vm è stata fondata a Cento nel 1947) di stringere alleanze con marchi e gruppi diversi». E dire che negli ultimi anni sono nate colossali joint-venture per la progettazione e la costruzione di motori Diesel, prima tra tutte quella tra Ford e Psa (Peugeot-Citroën).
Ma la Vm continua a viaggiare a gonfie vele, grazie all’eccellenza fornita dai suoi addetti, 1.265, tra i quali 173 ingegneri, «e tutti, tranne due, con passaporto italiano e carte di identità delle province di Ferrara, Bologna e Modena», ci tiene a ricordare Ferioli, senza alcuna vena di razzismo ma per rimarcare che anche la Vm è protagonista e figlia dell’Emilia, terra di motori, da dove arrivano Ferrari, Lamborghini, Maserati e Ducati. Oltre alla produzione conta moltissimo la competenza tecnologica, che consente alla Vm di fornire il suo elevato know-how per motori che saranno prodotti a migliaia di chilometri di distanza da Cento, in Corea, come nel caso dei Diesel destinati a equipaggiare le piccole e medie Chevrolet-Daewoo, alle quali non è stato possibile accedere ai Multijet Fiat Gm Powertrain.
Per arrivare a un nuovo motore, come l’imminente (entro il 2006) 4 cilindri, 2.8 litri, 177 cavalli di potenza massima (ma in pista c’è anche un V6 tre litri da oltre 250 cavalli), alla Vm si investono 25 milioni su 24 mesi, un tempo di sviluppo ragionevole, destinato comunque ad accorciarsi in futuro.
«La nostra competitività sta anche in queste cifre, perché un costruttore automobilistico - chiarisce Giorgio Garimberti, direttore generale di Vm Motori - dovrebbe spendere circa un 40% in più quando si tratta di propulsori destinati a numeri limitati, tipici di quelli che produciamo noi». Crescerà la Vm? È ancora Garimberti a rispondere: «Siamo pronti a produrre 100mila motori l’anno, con la possibilità di arrivare a 120mila unità».