Dall’hezbollah allo sbarco in tv Il governo fa collezione di gaffe

L’Unione continua a commettere errori in politica estera

Pietro Balducci

da Milano

Il buon senso consiglia di pensare sempre prima di parlare e, nel dubbio, tacere. Le parole al vento e gli atteggiamenti pubblici di Prodi e D’Alema, però, ci hanno creato più di un guaio in un campo, la politica estera, dove le parole sono pesanti come pietre e i gesti studiati fino al dettaglio per non incorrere in incidenti. I due, fino ad ora, hanno dato prova di scarso buon senso e scarsissima sensibilità istituzionale, almeno a guardare la lunga fila di gaffe inanellate in pochi mesi di governo. La brutta figura più recente, a parte la freschissima querelle siriana, l’ha fatta D’Alema, che, a volere sembrare spiritoso per forza, una decina di giorni fa ha irritato non poco il Quai D’Orsay, il ministero degli Esteri francese. Rispondendo ai giornalisti che gli domandavano della partecipazione francese in Libano, D’Alema ha risposto: «Noi italiani siamo arrivati primi (in Libano ndr) come nella Coppa del mondo di calcio». A Parigi non hanno gradito per niente. Anche perché il governo italiano era appena reduce da un’altra figuraccia, quella relativa allo show televisivo dello sbarco delle truppe italiane in Libano che Palazzo Chigi voleva fare sembrare l’edizione 2006 dello sbarco in Normandia. Prima La7 e poi la Rai hanno trasmesso in diretta l’approdo dei militari italiani nel porto di Tiro, scatenando un putiferio di polemiche. A destra ma anche a sinistra, con l’anima pacifista del governo che commentava risentita di «trovare sinceramente infelice l’anima della diretta».
Poi, a metà agosto, c’è stata la gita a Beirut di D’Alema che, per non sembrare troppo equidistante, si è fatto fotografare sorridente e a braccetto con il deputato hezbollah Hussein Haji Hassan. Per la cronaca Hezbollah è l’organizzazione libanese sciita - considerata dagli Stati Uniti e dalla Ue un’organizzazione terroristica - che aveva attaccato Israele provocando il conflitto. La comunità ebraica romana, infatti, si era infuriata per quella passeggiata a braccetto con «un esponente che rappresenta un’organizzazione nemica della pace e non solo di Israele» e per il fatto che D’Alema «non ha mai messo in evidenza che il nemico dei popoli amanti delle libertà e della democrazia è Nasrallah», cioè il capo di hezbollah.
Peccato che il titolare della politica estera italiana fosse reduce anche da un’altra gaffe quando, il 14 luglio, aveva definito la risposta israeliana all’attacco degli hezbollah «una reazione sproporzionata e pericolosa», irritando molto l’ambasciatore israeliano a Roma. Il problema è che, con questo ritmo di gaffe, il capo della Farnesina rischia di mandare su tutte le furie la maggior parte degli ambasciatori residenti a Roma. Qualcuno lo faccia smettere.