Dall’Omnibus al Sirietto

Un libro fotografico dedicato al trasporto pubblico milanese. Il primo «Edison» elettrico iniziò a viaggiare nel 1893...

Il primo tram elettrico di Milano, una vettura della Edison, iniziò a viaggiare nel novembre del 1893 collegando piazza del Duomo a corso Sempione. Fu l’ingegner Giuseppe Colombo a credere che l'elettricità sarebbe divenuta la fonte energetica del futuro. Prima i tram su rotaie erano a vapore o venivano trainati da cavalli, - è il caso del primo servizio extraurbano sulla linea Milano-Monza, inaugurato l'8 luglio del 1876 - preceduti a loro volta dagli omnibus, sorta di diligenza a cavallo dal quale prese il nome. Leggere la storia del trasporto pubblico di Milano procura una sorta d'impalpabile emozione, come se vedessimo crescere la città sotto i nostri occhi, come sa bene Francesco Ogliari, storico dei trasporti in Italia e autore del nuovo volume fotografico Milano in tram (Hoepli).
«Fra i primi tram elettrici vi fu - racconta Ogliari - un modello della serie 1500, introdotto nel 1928 dall'ingegner Giovanni Cuccoli, il tipo di vettura ancora oggi in circolazione e che si può vedere in servizio a San Francisco, dove furono venduti alcuni esemplari. Il primo modello, che piacque molto ai milanesi, aveva due porte: davanti e in mezzo. Nella parte posteriore esisteva un salottino con i sedili in velluto rosso dove si poteva fumare. La vettura venne successivamente modificata con l'apertura della terza porta in fondo». I tram, assieme alla pubblicità, esibivano le scritte “Vietato sputare” e avevano anche il bigliettaio... «La sua funzione era essenziale. Non si limitava a vendere i biglietti, ma doveva scendere dalla vettura per rimettere al suo posto la rotella di collegamento con la linea elettrica quando si staccava. Al manovratore non era infatti consentito abbandonare la vettura. L'introduzione del pantografo ha risolto il problema. Il bigliettaio non serviva più, ma fu tolto anche per limitare i costi di gestione».
Negli anni Venti e Trenta, lei scrive, Milano era ai massimi livelli nel trasporto pubblico in Europa, tanto che Eleonora Duse confidò allo scultore Augusto Rodin che i tram di Milano «gialli, rumorosi e allegri» le piacevano. Chi prendeva il tram? «Tutti: ufficiali, professionisti, funzionari, operai, impiegati. De Amicis lo definì “la carrozza di tutti”. Vi era l'obbligo di essere ben vestiti, di cedere il posto alle donne, agli anziani, ai reduci di guerra. Una dimostrazione di civiltà. Anche oggi dovrebbe essere così, ma nostro paese le leggi esistono e sono numerose, tuttavia spesso non vengono applicate... ».
La storia dei tram d Milano è piena di curiosità e aneddoti, come il servizio del tram dei morti realizzato nel 1911 dall'ingegner Franco Minorini: partiva da Porta Romana, dove venivano fatte confluire le salme, e prima di raggiungere il Cimitero Maggiore, fermava al Monumentale... «I milanesi non lo guardavano con simpatia e lo chiamavano “La Gioconda”. Negli anni ’30 il servizio venne svolto, dagli autobus elettrici della ditta Rognini e Balbo che i milanesi chiamavano “scarafaggi”. E poi non bisogna dimenticare la “foca barbisa” perché assomigliava a una foca per i baffi d'acqua che spruzzava per pulire le strade e il leggendario Gamba de legn, a vapore in pensione da mezzo secolo».
Il rumore dei vecchi tram ci riporta a tempi lontani. «D'accordo la nostalgia, però il tram non è legato al passato - conclude Ogliari - anzi in tutto il mondo è in atto una sua rinascita per ridurre l'inquinamento e snellire il traffico. Disponiamo oggi dei Jumbotram, silenziosi, veloci, comodi, con aria condizionata e fermate a livello del marciapiede per cui non si sale o scende più dal tram, ma vi si entra e si esce. Si tratta di avere coraggio, di comprendere le notevoli potenzialità del mezzo di trasporto su rotaia, preferibilmente su una sede propria e il “sirietto”, un tram della nuova generazione, entrato in servizio a Milano proprio in questi giorni e che incrementerà il parco veicoli, ne è la prova».