Dall’operaio all’impiegata La colonna segreta della Cgil

Tra gli obiettivi: la costituzione di cellule eversive in ogni fabbrica Manifestavano "apprezzamento" per l’omicidio di Marco Biagi Sospesi dalle organizzazioni

Quindici arrestati nell’operazione antiterrorismo, e otto sono iscritti alla Cgil (nella foto lo scatto effettuato in uno dei pedinamenti). Tra gli obiettivi avevano inquadrato personaggi simbolo del mondo del lavoro, tra cui ex dirigenti della Breda e il professore Pietro Ichino, esperto di diritto del lavoro critico con lo strapotere sindacale in Italia. Tra gli scopi avevano inserito la costituzione di cellule rivoluzionarie in ogni fabbrica. E il loro foglio clandestino, L'Aurora, manifestava «apprezzamento» per l'omicidio di Marco Biagi.
Ancora la Cgil come terreno di infiltrazione - se non di coltura - di frange armate, dopo l'arresto nel 2003 di Bruno Di Giovannangelo, l'impiegato delle poste fiorentino coinvolto nell'inchiesta per l'omicidio di Massimo D'Antona, giuslavorista anch'egli come Biagi. Polemiche avevano investito Flavio Vallan, segretario Fiom del Friuli Venezia Giulia che negli anni ’80 fu condannato a un anno e mezzo di carcere per banda armata dopo essersi dissociato dalla lotta terroristica. Ma soprattutto la Cgil era stata additata come «mandante morale» degli assassini di Biagi.
Nessuno degli otto arrestati ricopre incarichi di primo piano nel sindacato rosso. Due, però, figurano tra i 100 membri del consiglio direttivo della Fiom (la federazione dei metalmeccanici) di Padova come delegati delle rispettive aziende. Sono Davide Bortolato, operaio alla Final di Vigonza (lavorazioni di alluminio) e Massimiliano Toschi, dipendente alla Parpas di Cadoneghe, una fabbrica di caldaie. Altri tre arrestati hanno in tasca la tessera Fiom: i padovani Andrea Scantamburlo della ZF di Selvazzano (motori marini), Alessandro Toschi, fratello di Massimiliano e operaio come Bortolato alla Final, e il milanese Massimiliano Gaeta della Alstom Power. Davide Rotondi, il basista di Davanzo, era un ex Cgil. Era nel direttivo della Funzione pubblica del sindacato quando apparteneva alle Rsu di una casa di cura di Abano (Padova). Nell'ufficio postale della località termale lavora Valentino Rossin, iscritto al Sindacato lavoratori della comunicazione Slc, mentre Amarilli Caprio, unica donna finita in manette, di recente trasferitasi da Padova a Milano, è impiegata alla Tnt (spedizioni) e ha la tessera Filt, Federazione del lavoratori dei trasporti. Il torinese Vincenzo Sisi, operaio alla Ergom di Borgaro (materie plastiche) è infine della Filcem, la federazione dei chimici.
Proprio l'insospettabile Sisi appare come una figura di primo piano dell'organizzazione eversiva: in un orto non lontano dalla sua abitazione, gli investigatori hanno disseppellito armi, proiettili e materiali sulla lotta armata. Ma in fabbrica Sisi è un personaggio dimesso, uno che interviene poco nelle assemblee, un delegato lontano dall'oltranzismo. Aveva lavorato alla Fiat fino al 1993, quando era stato licenziato perché era tra gli «autoconvocati» della Fiom che avevano sconfessato i vertici di allora dopo l'accordo sul blocco della scala mobile. Ma Sisi aveva trovato subito un altro posto in un’azienda dell'indotto Fiat, la Ergom appunto, fabbrica di componenti plastici per auto di proprietà dell'ex patron del Torino calcio Franco Cimminelli. La Digos torinese considera Sisi «promotore, costitutore, capo e organizzatore» del Pcpm. Sarebbe lui il capo della struttura eversiva piemontese.
E sempre in Piemonte, in val Susa, è stato perquisito (senza essere indagato) un altro dirigente della Cgil, M. P., attivista anti Tav. I sindacalisti arrestati sono stati sospesi dalla segreteria Cgil, che ha espresso «fiducia, sostegno e apprezzamento» a magistrati e forze dell'ordine.