«Dall’Udc nessuna sponda a Rutelli la Margherita inganna i moderati»

Casini: «Prodi non può dare “certificati” ai centristi, è un servo della sinistra come gli ex dc dell’Unione»

Luca Telese

nostro inviato a Sassari

Venerdì mattina, a Perugia, l’affondo di Pier Ferdinando Casini su Francesco Rutelli era stato netto, caustico, durissimo: «Lui e la Margherita, a prescindere dalle loro idee, sono diventati i servi sciocchi della sinistra». Ma ieri, da Sassari, il presidente della Camera, nonché leader dell’Udc, ha riletto i giornali di questi giorni, ha soppesato questa strana miscela di avances, blandizie e segnali di fumo che arriva dall’ala centrista della coalizione di centrosinistra e ha deciso che occorreva replicare a Romano Prodi che ha detto: «Nell’ultimo intervento Casini aveva la bava alla bocca, ma lo capisco, non ha più spazio». «Romano Prodi - dice Casini - non è abilitato a dare “certificati” di moderati perché è servo della sinistra». E, soprattutto, Casini ha deciso di stroncare sul nascere l’ipotesi di un cambio di coalizione, o peggio ancora di una «seduzione» postdemocristiana. Il motivo della contesa è chiaro: il 9 aprile, sul piatto della bilancia che divide i vincitori e i vinti, il pacchetto dei voti di coloro che vengono dalla storia dello scudocrociato sarà uno degli elementi decisivi.
Presidente Casini, lei, che è sempre attento a tenere bassi i toni della polemica, ha risposto con parole dure alle avances di Rutelli e al suo invito a riunirsi dopo il voto.
«Sì, sono un moderato ma sono anche uno a cui non piacciono gli inganni. Diciamo la verità, quella che è in corso è una guerra all’ultimo voto, un tentativo per certi versi disperato in cui la Margherita pensa di accreditarsi presso i moderati cercando di dare l’impressione di avere una sponda con noi».
E invece non ce l’ha?
«Ma nemmeno per sogno. È una grande mistificazione, un inganno, una piccola truffa che va svelata e smascherata senza esitazioni».
Qual è l’inganno dei centristi ulivisti secondo lei?
«Semplice: per quanto su molti temi possano persino avere una sensibilità simile alla nostra, il dispositivo di queste elezioni fa sì che Rutelli, Marini e gli altri cattolici della Margherita siano sostanzialmente prigionieri di un’alleanza estremista che cerca di turlupinare gli elettori moderati».
Lei sa cosa loro dicono di voi: che siete moderati ma che avete anche voi degli alleati radicali.
«Io credo che chiunque possa verificare che Rutelli in quella coalizione è ospite, spesso indesiderato. Che le idee dei radicali, della Rosa nel Pugno, dei Caruso e dei Vladimir Luxuria non hanno nulla a che vedere con le loro».
E voi?
«Noi nel centrodestra siamo protagonisti, noi facciamo una battaglia per difendere l’identità cristiana del nostro Paese e in questa legislatura abbiamo lasciato un segno e per fare un esempio basterebbe citare la legge sulla procreazione assistita».
Che lei vede a rischio in caso di vittoria dell’Unione?
«Ma questo lo capisce anche un bambino: noi portiamo in Italia le tradizioni del Partito popolare europeo e cerchiamo di portare in Europa dei principii che si ispirano agli insegnamenti della Chiesa. Noi dialoghiamo con la Merkel e Sarkozy, loro sono i difensori delle leggi-Zapatero e il bello è che non hanno nemmeno il coraggio di ammetterlo fino in fondo».
Sembra proprio che le profferte della Margherita l’abbiano fatta arrabbiare. È così?
«Sì, lo ammetto, sono venuto meno al mio abituale aplomb perché trovo scorretto il tentativo di accreditare l’ipotesi di una nostra presunta “mobilità” nei poli. Noi siamo stati nel centrodestra quando si è perso e non c’erano onori da spartire, ci siamo stati convintamente al governo, ci resteremo anche domani perché la nostra collocazione è fuori da qualunque discussione».
Però la Margherita ha fatto una campagna acquisti, ha candidato la Binetti, presidente del comitato per il referendum sulla procreazione assistita...
«Temo che molti di questi “ospiti” si troveranno a disagio quando scopriranno che sui banchi parlamentari saranno fianco a fianco con Vladimir Luxuria e Caruso. Non c’è bisogno di chiederglielo, per sapere cosa pensa il centrosinistra della legge sulla fecondazione».
Marini batte il tasto del richiamo della foresta postdemocristiano.
«Forse dimentica che io sono presidente dell’Internazionale democristiana, che sono stato votato dai rappresentanti di cento diversi Paesi e che l’Udc è perfettamente omogenea al Ppe che ovunque in Europa ha una collocazione alternativa al centrosinistra e moderata. Mi risulta, invece, e gli amici che vengono dalla Dc dovrebbero ricordarselo, che la Margherita ha dovuto lasciare il gruppo del Ppe al Parlamento europeo».
Ha visto che attacchi ci sono stati contro Giovanardi sull’eutanasia. Vi accusano di essere clericali.
«Giovanardi ha il difetto della coerenza e se la Binetti è d’accordo con lui credo che avrà dei problemi a essere d’accordo con i suoi alleati».
Ci sono state molte polemiche sui politici ricevuti dal Papa.
«Non mi riguardano, non c’è bisogno di essere ricevuti dal Papa, il problema è rispettare sul piano legislativo i valori della Chiesa. Bene: noi abbiamo portato a casa, con leggi dello Stato, gli incentivi per le famiglie, il bonus bebè, la regolamentazione della fecondazione assistita. E la vittoria al referendum che lo voleva abrogare».
Ed è una partita chiusa?
«Mica tanto, visto che nelle regioni rosse, quelle in cui governano loro, cerca dalla Puglia alla Toscana di introdurre surretiziamente forme pericolose di riconoscimento giuridico, dalle convivenze affettive alle unioni di fatto, ai Pacs».
Lei pensa che ci sia un disegno organico?
«Credo che la sinistra su questo stia cercando di scardinare l’immagine tradizionale della famiglia. Se la Margherita continua così, è ovvio che si ridurrà a un semplice specchietto per le allodole».
Non si può non chiederle che cosa pensa di Rutelli: la sua «conversione» è in buona fede?
«Non faccio mai discorsi personali. Leggo un percorso politico e quello che vedo è che Rutelli va a un abbraccio mortale con la sinistra zapaterista».