Dall’Ungheria all’Estonia, ecco i paradisi degli olimpionici dove l’assegno non si tocca

Ma all’estero cosa succede? Paradisi fiscali per olimpionici ce ne sono (Ungheria, Estonia, Croazia e Polonia: tutto esentasse per i campioni a Pechino), ma prima che i nostri medagliati si precipitino nell’est Europa è bene sottolineare che in questi Paesi le cifre-premio sono in quasi tutti i casi sensibilmente più basse. In Ungheria, per esempio, un oro olimpico è sì completamente esentasse: ma vale 60.000 euro. Quanto ai componenti delle squadre che si salgono sul gradino più alto del podio si portano a casa, ovviamente sempre senza imposte, solo 40.000 euro. Un caso isolato? Non proprio. In Estonia l’oro pesa 102.000 euro, (51.000 al tecnico), l’argento 70.000 e il bronzo 22.000: netti, senza pagare nulla all’erario. In Polonia chi vince un’Olimpiade intasca 55.000 euro puliti e un’auto di media cilindrata, valutabile in almeno 15.000 euro. Chi arriva secondo ne guadagna 41.700 e che si classifica terzo 27.800. Gli atleti croati, anch’essi esentati dal pagare le tasse sui premi olimpici, hanno budget che arrivano a 30.000 euro per l'oro e a 23.000 euro per ciascun componente delle squadre. Simile la situazione per gli slovacchi: 30.000 euro per l’oro, 18.000 per l’argento e 12.000 per il bronzo, con tasse al 19%, ma premi che proseguono fino all’ottavo posto. In Serbia, la tassazione sui premi è solo del 15% e per le gare a squadre i premi ammontano a 400.000 (cumulativi) per il primo posto, a 350.000 per il secondo e a 300.000 per il terzo. Tassati sono i compensi che vengono distribuiti in Belgio (50.000 all’oro) e nella Repubblica Ceca (38.400 euro). Poi c’è il Liechtenstein: lì i premi arrivano fino all’ottavo posto, partendo da 15.000 fino a 1.200 euro. E parlare di tassazione diventa dificile. Perché è un paradiso fiscale, ma non solo per olimpionici.