"Dall’Unione un colpo di mano sulla Rai"

Muro del centrodestra contro la "sfiducia" del Tesoro al consigliere Petroni: "La sua sostituzione sarebbe illegittima"

Roma - Il rebus di viale Mazzini resta intricatissimo. Dopo la «sfiducia» comminata da Tommaso Padoa-Schioppa al consigliere di amministrazione Angelo Maria Petroni e il paventato ricorso al Tar di quest’ultimo, questa settimana si comincia ad entrare nel vivo della «querelle». L’unica certezza al momento è che il professore di epistemologia, nominato a suo tempo in rappresentanza del Tesoro, da Giulio Tremonti, non ha alcuna intenzione di dimettersi e promette di resistere al blitz voluto da Romano Prodi e Paolo Gentiloni, sfruttando tutte le armi legali a sua disposizione.

La strategia del governo, invece, verrà delineata nei prossimi giorni. Nell’audizione di domani dei consiglieri di amministrazione davanti alla Vigilanza ci saranno le prime avvisaglie. Ma sarà mercoledì il giorno chiave, visto che davanti alla Commissione parlamentare si presenterà Tommaso Padoa-Schioppa. Nello stesso giorno, poi, l’assemblea dei soci di viale Mazzini dovrà procedere alla convocazione dell’assemblea totalitaria che dovrà dare il via libera alla richiesta del ministro dell’Economia di sfiduciare Petroni. Contestualmente i vari protagonisti della vicenda si stanno interrogando su un altro punto poco chiaro: quale operatività ha la Vigilanza rispetto a questa iniziativa senza precedenti? Ha diritto o no a sindacare la scelta compiuta da Padoa-Schioppa? La legge, al riguardo, lascia aperti molti spazi di discussione.

Nel frattempo continua il botta e risposta a distanza tra i due poli. Per Silvio Berlusconi il centrosinistra sta «attuando un colpo di mano sulla tv pubblica che deve essere la tv di tutti». Si può pensare alle vie legali, ha detto, ma sono difficili perchè qualche volta «il giudice è a Berlino qualche volta a Botteghe Oscure». Quel che è certo è che «hanno messo le mani sui sindacati, su gran parte della stampa, buona parte del corpo docente delle scuole e delle università e sul potere finanziario. E non contenti stanno attuando un colpo di mano sulla tv pubblica». Una posizione inevitabilmente dissonante rispetto ai toni catastrofici con cui Romano Prodi torna a descrivere la realtà dell’azienda di Viale Mazzini. «La Rai non possiamo lasciarla allo sbando, si trova in una situazione di ingovernabilità» dice il presidente del Consiglio.

In questo clima di contrapposizione frontale, Paolo Bonaiuti prova ad aprire uno spiraglio. «Sulla Rai si può dialogare ma a patto che non si tocchi il consigliere Petroni. La sua sostituzione sarebbe illegittima» sostiene il portavoce di Berlusconi. «Non esiste la giusta causa per un licenziamento di Petroni da parte del Tesoro e il governo ha in suo possesso pareri giuridici che lo confermano», aggiunge Bonaiuti. Se il ministro dell’Economia dovesse decidere per la rimozione, «Petroni farebbe immediato ricorso al Tar e per il servizio pubblico sarebbe davvero la paralisi». Più duri i toni adottati da Maurizio Gasparri. «Quella del governo è un’offensiva contro la democrazia, un tentativo illegale di far fuori Petroni dal cda della Rai unita alla volontà di portare avanti una legge sul conflitto di interesse che lede i diritti democratici del leader dell’opposizione. Per quanto riguarda la Rai è chiaro che non esistono elementi giuridici per la rimozione di Petroni. È bene che il governo receda da questa insana iniziativa che rischia di mettere la Rai in ginocchio con una paralisi che il centrodestra subirebbe per respingere le spinte antidemocratiche della sinistra».