DALL’UTOPIA AL SOGNO DI VINCERE

Anche solo un anno fa, chi avesse osato parlare della possibilità per il centrodestra genovese di vincere le elezioni comunali e provinciali, sarebbe stato preso di peso da due signori in camice bianco, legato e portato direttamente a Quarto. Tanto, la giunta Burlando ha avuto la bella pensata di togliere l’Istituto italiano di Tecnologia dai locali dell’ex manicomio per trasferirli nella ridente località di Morego (con tutto il rispetto per Morego e meno per la giunta), e quindi i locali ora sono di nuovo liberi.
Insomma, dire che a Genova si poteva vincere era una follia. Per quelli animati da pensieri più alti, al massimo, una nobile utopia. Molto nobile e molto utopia.
Oggi, invece, siamo qui a raccontare un’altra storia. Quella in cui l’utopia diventa sogno. E lo diventa per una serie di fattori, a partire da quelli esterni al centrodestra. Seguitemi e vi spiego perchè.
Primo: anche la mente più perversa, anche il pessimista più cronico, anche il giallista più splatter, non avrebbe mai potuto pensare che il governo Prodi facesse così male in così poco tempo. Invece è successo e si sa che, anche se sono amministrative, il quadro politico conta: con la sinistra a vele spiegate, Guazzaloca non avrebbe mai conquistato Bologna. E, recentemente, persino Piero Fassino ha sbandierato davanti ai suoi sondaggi dove Genova è pericolante.
Secondo: nessuno avrebbe mai potuto pensare che la sinistra genovese si presentasse così spaccata. La scissione nei Ds, guidati da una personalità del calibro di Mino Ronzitti; i petali della Margherita sempre più appassiti e litigiosi, metafore dell’incomunicabilità più di un film di Michelangelo Antonioni; la sinistra radicale con Sanguineti; Marta Vicenzi candidata dopo uno scontro terribile con Mario Margini; Stefano Zara che all’ultimo diventa il terzo, sempre più incomodo...Ai confini della realtà, forse oltre.
Terzo: i candidati del centrodestra. L’attesa è stata lunga, forse troppo, ma alla fine ne è valsa la pena. Soprattutto, perchè i leader della Casa delle libertà hanno seguito i consigli del Giornale di Genova e della Liguria. Renata Oliveri alla Provincia è la traduzione di un mio editoriale che diceva tutto già dal titolo: «Renata, Renata, Renata». E, per lei, parlano i risultati della giunta Biasotti, quando da assessore al Bilancio portò a casa tutti i fondi europei. Praticamente un miracolo. Enrico Musso per il Comune è anche lui la trasformazione in carne ed ossa di un mio commento su queste pagine: «Per il centrodestra, un sindaco un po’ di sinistra». Eccolo: Musso. Uomo dalla storia liberale, apprezzato anche dalla sinistra moderata che potrebbe raccogliere voti pure in quell’area, soprattutto se Zara non dovesse vincere le primarie. E Marta Vincenzi sarebbe inevitabilmente spinta verso posizioni più estremiste dall’abbraccio mortale del «partito del no» e della sinistra radicale. Il resto conta poco: è vero che Musso ha fatto consulenze per giunte di ogni colore, ma è vero che le ha fatte perchè è uno dei tecnici più quotati nel suo settore. E la frase, infelice, sulla politica per i trasporti del governo Berlusconi «vera iattura», era per l’appunto mirata a quel settore e alla decisione presa quel giorno. Sarebbe ingeneroso, ingiusto, strumentale e profondamente sbagliato impiccarlo a quella battuta. Anche perchè, con questo metro, Bossi non sarebbe nella Casa insieme a Berlusconi. E viceversa.
Quarto ed ultimo motivo di speranza: ieri, in redazione, abbiamo organizzato un piccolo vertice della Casa. C’era Sandro Biasotti, c’era Roberto Cassinelli e c’era, soprattutto, Claudio Scajola. Ho imparato a conoscerlo e so che quando crede in qualcosa si infervora. Ecco, ieri il presidente del Comitato di controllo sui Servizi Segreti si è infervorato. Raccontando le qualità dei suoi candidati ci credeva, ci credeva davvero. Aveva gli occhi che gli sorridevano, così come quando - nella scorsa campagna elettorale - spiegava che Berlusconi poteva davvero farcela e che se la sarebbe giocata fino all’ultimo voto. Nell’incredulità di tutti, persino dei suoi collaboratori. Si è visto come è andata a finire.
L’utopia può diventare sogno.