Dallapiccola: «Temo esperimenti viziati da interessi commerciali»

Sono dieci anni che si ripete lo slogan secondo cui studiando le cellule staminali embrionali si avranno risposte esaurienti per la cura di patologie incurabili. Ma di dati certi non se ne vedono». Bruno Dallapiccola, professore di Genetica medica all’università di Roma, scuote la testa scettico e polemizza con il governo britannico.
Per l’esperto italiano, è infatti «difficile pensare a cure di malattie incurabili come l’Alzheimer, il Parkinson o la sclerosi laterale amiotrofica grazie allo studio di cellule staminali prelevate da embrioni misti creati da un ovulo animale a cui viene inserito Dna umano». Al massimo «potrà fornire indicazioni utili sui processi di biologia cellulare e sviluppo embrionale».
La scelta inglese, del resto, non è una novità. Dallapiccola rispolvera un precedente targato Usa. «Già alla fine degli anni ’90 esperimenti di questo tipo erano stati realizzati negli Stati Uniti. E poi il Presidente li ha bloccati». Accanto alle considerazioni scientifiche, il genetista ne offre alcune di carattere etico. «In Italia una simile presa di posizione non sarebbe pensabile - continua - i nostri scienziati sono attaccati a un sistema di valori che i colleghi del Regno Unito giudicano superati. Senza dimenticare - incalza - che i ricercatori britannici saranno senz’altro stati condizionati da interessi commerciali».
Dopo la stroncatura, lo spiraglio. Dallapiccola riconosce alla Gran Bretagna la capacità politica di aver dato maggiore peso alla ricerca. «Loro investono in grandi strutture all’avanguardia, mentre noi in Italia dobbiamo fare fronte a una frammentazione di centri e a un’esiguità di risorse economiche.