Dalle 11 alle 15 niente bus e tram (ma c’è la metro)

Sarà un’altra giornata difficile per chi usufruisce del trasporto pubblico. Oggi, dalle 11 alle 15, nella capitale è in programma infatti lo sciopero nazionale degli autoferrotramvieri indetto dai sindacati Filt Cgil, Fit Cisl, Uil trasporti, Faisa Cisal e Ugl trasporti.
L’agitazione riguarderà bus, filobus, tram e pullman regionali. Le ultime corse garantite partiranno dai capolinea alle 10,59.
Lo sciopero riguarderà anche il personale addetto alla verifica e alle biglietterie e gli ausiliari del traffico. Dall’agitazione saranno escluse le linee A e B della metropolitana e le ferrovie regionali Roma-Lido, Roma-Pantano e Roma-Civitacastellana-Viterbo. La protesta degli autoferrotranvieri, che dovrà comunque rispettare le fasce di garanzia, è stata proclamata a sostegno della vertenza per il rinnovo del secondo biennio economico 2006-2007 (scaduto il 31 dicembre scorso) del contratto 2004-2007.
Da una parte, Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Faisa Cisal chiedono una rivalutazione del 6 per cento delle retribuzioni pari ad un valore, a parametro medio, di 111 euro, considerato l’andamento dell’inflazione e la necessità di tutelare il reddito degli autoferrotranvieri. Dall’altra, le aziende Asstra e Anav rispondono che lo stato di deficit strutturale e quindi la mancanza di risorse destinate al trasporto pubblico locale non consente di soddisfare questa richiesta. Che è irricevibile perché troppo distante dai calcoli elaborati dalle aziende, che mettono sul piatto una somma che non supera i sessanta euro.
E sempre in tema di scioperi, da questa sera e per le prossime 24 ore incroceranno le braccia, a livello nazionale, anche i precari delle Poste. Lo stop riguarda tredicimila precari in servizio ed è stato indetto dal Coordinamento nazionale precari sostenuto dai sindacati di base Slai Cobas, Confederazione Cobas e Cobas Pt Cub contro l’accordo siglato nel gennaio scorso fra l’azienda e i sindacati confederali e autonomi che riguarda oltre ai lavoratori reintegrati anche i restanti diciassettemila che hanno fatto ricorso.