Dalle agende ai pc, all’esame dei magistrati le carte del sindaco

Storie di chi ha rinunciato al proprio incarico, e di chi ha tentato di resistere. Con alterne fortune. Testimonianze davanti al pm Alfredo Robledo, titolare dell’inchiesta sulle «consulenze d’oro» in Comune che vede indagati il sindaco Letizia Moratti (abuso d’ufficio), il direttore generale ed ex sindaco Giampiero Borghini, (concussione, abuso d’ufficio e truffa aggravata), il vicedirettore generale Rita Amabile (concussione), l’ex direttore centrale delle risorse umane, Federico Bordogna (concussione, e già sotto inchiesta per violazione del testo unico della privacy in un’indagine aperta dalla Procura dopo il blackout che l’anno scorso colpì per alcuni giorni i computer di Palazzo Marino), e il capo di gabinetto della Moratti, Alberto Bonetti Baroggi (truffa aggravata).
B.S., dal 1980 funzionario a Palazzo Marino, direzione trasporti e mobilità. Il suo contratto scade il 5 settembre 2006. «E il 2 settembre - racconta al magistrato - mi dicono che non ho più il mio incarico, e che ho due alternative: o accettare la buonuscita, o perdere un quarto del mio stipendio». Ancora, A.U., dirigente al settore edilizio socio assistenziale. La «trattativa» avviene tutta per telefono, spiega al pm. E a lei, addirittura, sarebbero state date poche ore per decidere. «Mi hanno detto che se non avessi sottoscritto le dimissioni il mio stipendio sarebbe stato decurtato, e che comunque non sapevano quale sarebbe stato il mio nuovo incarico». Messa alle strette, accetta. «Dopo quattro ore ho richiamato, e ho dovuto dire di sì». Ma anche storie di chi non ha abbandonato. Così un avvocato dell’ufficio legale del Comune, che ha mantenuto l’incarico minacciando di denunciare alla magistratura le pressioni che avrebbe subito. O, meno fortunato, un ex comandante dei vigili urbani a Palazzo Marino. Opposto il rifiuto - spiega - è stato trasferito in un’altra sede.
Ieri, intanto, l’enorme mole di materiale sequestrato sia in Comune che nelle abitazioni di alcuni degli indagati dagli uomini del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza e dalla sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri è stato portato in Procura. Quindici computer e circa trenta faldoni di documenti, oltre a fax personali, agende e appunti di Letizia Moratti acquisiti dai militari nella segreteria particolare del sindaco, che saranno vagliati dagli investigatori già da oggi. È invece da escludere per il momento che il sindaco sia convocato dal pm. Un eventuale «incontro» tra la Moratti, difesa dal professor Francesco Mucciarelli, e Robledo ci sarà - nel caso - solo al termine di una prima analisi del materiale acquisito. Mentre Borghini, attraverso l’avvocato Francesco Perli, fa sapere di essere «sereno e tranquillo». «L’incarico di consigliere regionale non è un lavoro - spiega infatti il legale -, ma una carica elettiva e i consiglieri percepiscono una indennità e non uno stipendio. Non esiste incompatibilità di legge».