DALLE AULE DI GIUSTIZIA

Non si è presentato all’interrogatorio il figlio Matteo che, tesserato, rischia di incorrere in una lunga squalifica

Paola Balsomini

«Credo nella giustizia. Non mi interessa quello che dicono gli altri, abbiamo guadagnato la serie A sul campo». Passo veloce, sguardo teso, il presidente del Genoa Enrico Preziosi si presenta all’Ufficio Indagini della Figc alle 18.05 accompagnato dagli avvocati Alfredo Biondi e Franco Coppi. Ne usce alle 21.30 convinto di «aver dato tutte le spiegazioni, di aver detto la verità, nella speranza di essere stato creduto». Non c’era invece il figlio Matteo che non aveva presenziato nemmeno agli interrogatori a Forte San Giuliano davanti ai pm che hanno aperto l’inchiesta Giovanni Arena e Alberto Lari. Adesso il figlio di Preziosi, essendo tesserato, potrebbe essere squalificato dalla Lega per non aver risposto nemmeno alla seconda convocazione per motivi di lavoro (anche se Biondi conta sulla possibilità di un nuovo appuntamento). Nonostante questo l’Ufficio Indagini ha deciso di chiamarlo a Roma per una terza volta, ritenendo indispensabile la sua versione.
Attacco o difesa? Era questo l’interrogativo prima del colloquio tra il patron rossoblù e il comandante della Guardia di Finanza Italo Pappa, ma il Joker, dopo la smentita di presunte combine con «premi a vincere» da parte dell’ex presidente del Venezia Franco Dal Cin, ha preferito glissare: «Non ho attaccato nessuno - ha detto -. Ho solo espresso quelli che erano i miei dubbi e sono assolutamente sereno». E ancora a ruota libera: «Ho risposto a tutte le domande, assolutamente legittime e che mi sono state poste in un clima sereno, non di inquisizione come era stato descritto. Avevo detto alla festa della promozione che non avrei mollato e sono qui per ribadire ai tifosi di stare tranquilli perché un presidente che investe 14 milioni di euro per la propria squadra non è un presidente che lascia».
Oltre a Matteo Preziosi l’altro a non presentarsi alla convocazione romana, ma questa non è una novità, è stato il diesse del Venezia Pino Pagliara, trovato con 250 mila euro in contanti e un contratto stipulato tra le due società per l’acquisto di Ruben Maldonado. Pagliara del resto non rischia nulla, non essendo tesserato per nessun club, nemmeno la lunga squalifica prevista dal regolamento sportivo. Comunque sia, Pagliara rimane al centro della vicenda e anche in questo caso Pappa ritiene indispensabile la sua versione ai fini dell’inchiesta; discorso diverso per Massimo Borgobello che denunciando uno «scambio di persona» durante un’intercettazione ha deciso di non rispondere alla convocazionee non recarsi negli uffici di via Allegri.
I tempi: in caso di un rinvio a giudizio chiesto da Italo Pappa, che entro domenica avrà già completato gli atti trasmessi il giorno successivo, mercoledì prossimo potrebbe già avere inizio il processo alla Disciplinare, a Milano, che dovrebbe durare circa dieci giorni. Il 23 luglio quindi si potrebbe avere la sentenza di primo grado, poi subito a ruota sarà l’ora della Caf, ma l’impressione è quella (come era parso sin dall’inizio) di un processo lampo, cosa non nuova da parte della giustizia sportiva.
Questa mattina intanto potrebbe essere ascoltato alla caserma dei carabinieri di Forte San Giuliano anche l’altro giocatore della Sampdoria che era stato «intercettato», insieme a Francesco Flachi, nell’ambito dell’inchiesta sul calcio scommesse. Moris Carrozzieri risponderà alle domande degli inquirenti sulle telefonate sospette in cui si parlava di risultati che avrebbero potuto verificarsi la domenica successiva. Flachi nell’interrogatorio della scorsa settimana aveva spiegato i suoi rapporti con il commerciante di Nervi, indagato, Francesco Sanfilippo, dicendo però di essere completamente estraneo alla vicenda e di essere legato a lui solo da amicizia. Nei prossimi giorni sarà la volta di Fabio Bazzani, ancora in Sardegna dopo essere tornato dal viaggio di nozze in Messico.