DALLE BANDIERE ROSSE ALLE AUTO BLU

Poi dicono Nicolazzi. In confronto certi dirigenti della nuova sinistra rampante riescono nella difficile impresa di far rimpiangere il segretario del fu Psdi, per anni simbolo di una politica piuttosto spregiudicata. E ci riescono per un motivo molto semplice: sono assai più spregiudicati di lui. E, in compenso, non hanno una politica.
Prendiamo Nichi Vendola. Doveva segnare l’inizio della grande rivoluzione, doveva essere l’uomo del cambiamento, la novità assoluta, tanto che sulla diversità aveva impostato tutta la sua campagna elettorale. Ebbene, come dimostra l’inchiesta di oggi del Giornale, pochi mesi sono stati sufficienti perché anche lui cadesse nel solito tunnel sprechi&gozzoviglie. Segno evidente che non bastano orecchini, poesie, orgoglio gay e qualche look fuori ordinanza: gli orpelli, applicati sul vuoto di una coalizione che non esiste se non di nome, rischiano di fare la figura di certi bikini che si vedono in spiaggia: quel che mostrano è interessante, ma quel che nascondono è vitale.
Nichi Vendola, in realtà, sotto il bikini degli slogan elettorali nasconde la stessa spregiudicatezza dei suoi colleghi governatori della nuova sinistra affamata: Agazio Loiero, l’Harry Potter degli incarichi pubblici, che con un colpo di bacchetta magica moltiplica le poltrone da presidente nella sua Calabria; Antonio Bassolino, l’Archimede Pitagorico delle commissioni speciali, che per trovare un posto a tutti nella sua Campania si inventa impensabili materie da approfondire; e Piero Marrazzo, l’ex difensore civico dei cittadini, che però appena è diventato governatore del Lazio trova assai più comodo difendere il numero delle superconsulenze.
Dalle bandiere rosse alle auto blu: è il triste declino, perfino cromatico, di una sinistra che una volta parlava di questione morale. E oggi invece si trova a fare i conti con una questione mortale: quel decadimento di valori che ha fatto diventare perfino il segretario Fassino né rosso né blu ma soltanto viola, livido di rabbia, nel vedere denunciare la decadenza di una coalizione che ormai non riesce a mettersi d’accordo su nulla a parte il modo in cui distribuire prebende alle spalle dei cittadini.
È questo il progetto della sinistra? Sia chiaro: l’onestà di Fassino nel riconoscere la scarsa sobrietà morale dei suoi governatori merita di essere riconosciuta e elogiata così come bisogna riconoscere che la politica non può essere pura idealità: amministrare significa da sempre sporcarsi le mani. Significa schizzi di fango, gestione di potere, e dunque anche incarichi pubblici, emolumenti e magari pure auto blu.
C’è un limite a tutto, però, come appunto ha riconosciuto Fassino. Ma c’è anche di più. C’è che un conto è la politica con gli schizzi di fango, un conto è il fango senza nemmeno gli schizzi di politica. C’è che qui siamo di fronte a una coalizione che ogni volta che prova a discutere di fatti concreti (la guerra, la pace, l’Irak, il lavoro, eccetera) si spacca e litiga, e nello stesso tempo scopre di aver già abusato fin troppo della buonafede dei cittadini. C’è che non hanno ancora un programma, ma in compenso sono già riusciti a seppellirlo sotto una spessa coltre di sprechi, spese pazze, favori. Umanamente si capisce il desiderio di conquistare poltrone su poltrone. Ma, sia lecito chiedere, per farne che? Se questo è il nuovo che ci aspetta, beh, lasciateci dire che forse era meglio il vecchio: fregarci per fregarci, almeno avevano uno straccio d’idea. Aridatece Nicolazzi.