Dalle barche con il logo di Leonardo si possono ammirare edifici ricchi di storia come la chiesa di San Cristoforo o suggestivi scenari immersi nella natura Sul battello per riscoprire la magia dei Navigli Inaugurate ieri dal vicesindaco De Corato le trat

Il «Pavese» torna ad essere percorribile dopo 88 anni

Ieri in pochi hanno pensato, così come fece Renzo nella sua tumultuosa avventura milanese lungo il Naviglio, che «i lati erano siepi o muri d'orti, chiese e conventi, e poche case». Le siepi sono scomparse, per non parlare degli orti e dei conventi. In compenso le case da poche sono diventate molte: accanto a qualcuna di indubbio fascino (entrate nel cortile del civico 66 di Alzaia Naviglio Grande e vedrete), si ergono palazzoni più o meno curati. Questa è la Milano dei Navigli di oggi: diversa assai da quella di Renzo, ma sempre affascinante. Ieri, in occasione dell'inaugurazione della stagione di navigazione turistica nel tratto cittadino che parte dal Naviglio Grande e arriva alla Conchetta, c'erano tutti questi sentimenti insieme: la voglia di ritrovare la Milano d'un tempo.
Per gli amanti di scenari naturali e del silenzio delle campagna, resta sempre l'alternativa di avventurarsi lungo l'altra tratta navigabile del Naviglio Grande che conduce a Gaggiano e poi, con partenza da Abbiategrasso, a Castelletto di Cuggiono, dove sono stati recentemente completati sette approdi in un percorso che attraversa il Parco Agricolo Sud Milano e si avventura in acque ben più agitate di quelle cittadine.

«È un gran bel giro - abbozza uno dei capitani di Navigli Lombardi, l'azienda che sta promuovendo il rilancio dei navigli -: da quella parte con le barche si risale una corrente molto forte». Lì si naviga su mezzi a motore (ma controllati per non alterare troppo la corrente naturale), ché l'unica imbarcazione a pannelli solari non riesce a percorrere un tratto così lungo. Grazie all'energia solare, ci siamo invece immersi noi ieri mattina in una mini-crociera tra la Milano che tanto piace ai vedutisti di sempre: dal Naviglio Grande a quello Pavese. A fare gli onori di cassa, tra un nutrito pubblico di curiosi, un entusiasta Ettore Bonalberti, presidente di «Navigli Lombardi». E poi via, sulle acque di Milano, a vedere qualche papero che si rifugia sull'argine e tanti turisti che, dalla strada, sorridono. Soprattutto, a godersi i Navigli - solitamente tutti luci, clacson e struscio serale - dalla calma placida delle imbarcazioni. Il volto di Leonardo ci accompagna - su un logo azzeccatissimo - in questa navigazione che risale il Naviglio Grande (è l'occasione per ammirare San Cristoforo) e, attraverso la Darsena, fa una bella curva che porta nel Pavese. Sono 88 anni che il Pavese, il naviglio più suggestivo di Milano, non era più percorso: affianchiamo i barconi attraccati dei bar e procediamo, il vento nei capelli e il cielo blu di Lombardia di manzoniana memoria sopra di noi, sino alla Conchetta. Qui i caratteristici meccanismi delle chiuse sono stati rimessi a nuovo da poco, dopo oltre 40 anni di inattività. Tra una settimana si potrà proseguire ancora per due chilometri, sino a conca Fallata, zona Chiesa Rossa: a chi prenoterà questa gita, sarà mostrato anche il funzionamento della turbina dell'Aem.
La sensazione è piacevole: Milano, città coi piedi ben piantati a terra, sembra più vulnerabile e romantica su uno di questi piccoli taxi veneziani, lunghi quel tanto che basta per fare inversione a U lungo il Naviglio Grande sfiorando appena gli argini. Qualche spruzzo, tanto sole, la corrente dei Navigli che si percepisce davvero, quasi fossimo a Venezia. E invece siamo a Milano, dove il primo canale navigabile d'Europa - il Naviglio Grande: 1272 - è frutto dell'ingegno dell'uomo e sedusse Leonardo. Eppure sembra un dono della natura.