Dalle bombe alla trattativa ecco l’abc su Spatuzza

Gaspare Spatuzza, chi è costui? Perché mai le parole di un superkiller palermitano sono attese quasi come un vaticinio? E perché le sue dichiarazioni, dopo tanti anni, stanno mettendo in fibrillazione ben quattro Procure, quelle di Firenze, Milano, Palermo e Caltanissetta? Al di là del clamore legato alla chiamata in causa del premier Silvio Berlusconi e del senatore Pdl Marcello Dell’Utri, l’importanza, vera, del fiume di verbali che il dichiarante ha riempito è un’altra, ed è dirompente: se le Procure decideranno di credere a Spatuzza crolleranno i processi già fatti a Caltanissetta per la strage di via D’Amelio e a Firenze per le stragi del ’93 di Roma, Firenze e Milano. Insomma, si butta via il lavoro di 17 anni. Vediamo il dettaglio.

Palermo. È la Procura che subisce meno contraccolpi dalle dichiarazioni di Spatuzza. I Pm del capoluogo siciliano non indagano infatti sulle stragi ma sulla trattativa tra mafia e Stato. In questo quadro rientrano le dichiarazioni di Massimo Ciancimino, il figlio del sindaco del sacco di Palermo che parla dei contatti tra suo padre e il Ros. E in questo quadro rientrano le dichiarazioni di Spatuzza, che parla invece del ’93. I Pm palermitani sono stati comunque tra i primi a conoscere i verbali del dichiarante, visto che a Palermo è in corso il processo Dell’Utri.

Milano. La Procura del capoluogo lombardo è interessata alle dichiarazioni di Spatuzza in relazione alla strage di via Palestro e agli affari milanesi dei boss di Brancaccio Giuseppe e Filippo Graviano. Obiettivo, manco a dirsi, sempre il Cavaliere.

Caltanissetta. È la Procura che, indagando sulle stragi palermitane del ’92, subisce il contraccolpo più pesante dalle rivelazioni dell’ex superkiller di Brancaccio. Spatuzza, rivelando di essere stato lui a rubare la 126 che imbottita di tritolo ha fatto saltare in aria, il 19 luglio del 1992, Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta, ha fatto crollare la credibilità dei pentiti Vincenzo Scarantino e Salvatore Candura, sulle cui dichiarazioni si basano i tre processi già svolti arrivati quasi tutti a sentenza definitiva. Dopo 17 anni, tutto da rifare.

Firenze. È la Procura titolare dell’inchiesta sulle stragi del ’93 di via dei Georgofili, a Firenze, di via Palestro, a Milano, e sulle autobombe scoppiate a Roma, a San Giovanni e a San Giorgio al Velabro. Spatuzza per queste stragi è già stato condannato all’ergastolo. Ma le sue parole hanno riaperto il filone dei mandanti esterni. E non solo. Stando a quanto dichiarato ieri in aula, sembra che la strategia stragista di Cosa nostra anche fuori dalla Sicilia abbia una regia unica. Una novità che apre scenari inediti.