Dalle case Aler all’università: un altro giorno di occupazioni

«Siate gentili: non gradiamo foto. La nostra è un’occupazione abitativa. L’appartamento dell’Aler dove ci siamo stabiliti era sporco e vuoto. L’abbiamo ripulito e ci siamo sistemati lì. Non capisco cosa ci sia di strano...Cosa vogliate documentare...Mica abbiamo buttato fuori qualcuno!».
Via Console Marcello 36, 13.30 di ieri, uno stabile in parte Aler e in parte di privati, otto scale, 98 appartamenti. La ragazza indossa vistosi occhiali da sole e usa un tono civile ma deciso. Lei e altri quattro giovani lunedì hanno occupato un appartamento al terzo piano della scala B, portandosi dietro i loro «supporter» dei centri sociali, ma adesso non vogliono pubblicità. Anzi: si sentono autorizzati a cacciarci da un posto che loro hanno occupato abusivamente. L’atmosfera è tranquilla, adesso. «Ma doveva vedere cosa c’era qui davanti ieri (lunedì per chi legge, ndr)! - spiega una residente allarmata -. I ragazzi dei centri sociali sono arrivati alle 8.30 del mattino. Non c’era nessuno. Solo loro». «Anche voi giornalisti potreste essere più solleciti a documentare soprusi come questo!» aggiunge polemico l’uomo che l’accompagna.
Eppure la notizia dell’occupazione non è stata diffusa. Ieri mattina abbiamo chiesto lumi alla questura e ci è stato risposto che era tutto vero: «lunedì scorso giovani dell’area antagonista hanno spalleggiato cinque giovani italiani che hanno occupato un appartamento». Nessun comunicato, nessuna dichiarazione. L’ufficio di gabinetto di via Fatebenefratelli 11, però, a domanda risponde. E conferma l’occupazione avvenuta il giorno prima. Un abuso del tutto simile a quelli avvenuti nei mesi precedenti in via Andrea del Sarto, in via Botta, in via Giannone e in via Savona. Al quale però, in clima di pre-ballottaggio, non è stata dato alcun tipo di rilievo.
Intanto, sempre in tema di occupazioni, ieri pomeriggio, intorno alle 15.30, le varie rappresentanze sindacali del personale tecnico amministrativo dell’università Statale, una cinquantina di persone in tutto, hanno fatto irruzione nella rettorato e nella sala dove si teneva la seduta congiunta del Senato accademico e del consiglio di amministrazione, alla presenza del rettore Enrico Decleva. Con megafoni e urlando slogan, i presenti (molti rigorosamente muniti della spilletta arancione a sostegno di Giuliano Pisapia) si sono scagliati verbalmente contro i presenti. In particolare uno di loro, rivolgendosi al rettore, lo ha investito di parole, ingaggiando un siparietto decisamente insolito. «Tu sei un po’ mio padre, ricordati anche di me» ha detto l’uomo a Decleva, mentre gli altri che erano con lui, con un’irruenza decisamente fuori luogo, hanno manifestato per 20 minuti abbondanti. La protesta verte sulla riforma dello statuto dell’università voluto dal ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini. Una commissione di 15 persone, infatti, si sta occupando a Milano della riforma universitaria voluta dal ministro dell’Istruzione e così fortemente osteggiata nei mesi scorsi. L’università si sta progressivamente «dipartimentalizzando» e si prevedono ristrutturazioni anche dei ruoli e delle cariche di rappresentanza dell’ateneo. Semplicemente il personale tecnico dell’università si sente estromesso da questa riforma e sta tentando di dimostrarlo.