Dalle foto osé agli slip lanciati ai fan Ascesa e caduta di mister paparazzo

Uno, nessuno, centomila. Fabrizio Corona, da anni, gioca a rimpiattino con se stesso. Senza mai trovarsi. Oppure trovandosi in troppi ruoli contemporaneamente. «Sono un giornalista!», ha rivendicato qualche giorno fa in tribunale, difendendo i suoi scoop fotografici: Adriano ubriaco a una festa, Coco con amici gay su uno yacht, Lapo in discoteca con un transessuale e via ravanando nel pattume. Spazzatura a prova di raccolta differenziata che «piace alla gente che piace» e fa la fortuna dei giornali gossippari.
Ma anche la stampa «seria» ci ha dato dentro ai tempi dell’inchiesta Vallettopoli: il «Re Fabrizio» contro Woodcock, «il Pm biondo che fa impazzire il mondo». Metafore indimenticabili. Allora Corona - chiuso momentaneamente il taccuino da reporter - si trasformò in severo membro della commissione disciplinare del Csm: «Woodcock, grazie a me, vuol farsi pubblicità. Quando si scorprirà che la sua indagine è un bluff, dovrà essere punito...».
Quelle indagini, effettivamente, in parte si sono rivelate un fiasco e così Fabrizio (dopo una breve soggiorno a San Vittore) divenne stilista, lanciando una linea di abbigliamento griffata Corona’s; mitico rimarrà il suo lancio degli slip dal balcone di casa dov’era agli arresti domiciliari: a raccogliere, in delirio, la preziosa mutanda c’era sul marciapiede una folla di oltre 2-3 fan. Ma tanto bastò ai rotocalchi fru-fru per titolare: «Tutti pazzi per Fabrizio!». Ma «tutti» chi? Non certo i carabinieri che, qualche tempo dopo, lo fermarono perché alla guida della sua fuoriserie aveva pagato - distrattamente - un pieno di super con banconote così mini da risultare false. Tempo qualche giorno, e Corona si stancò anche di questo mestiere. Tornando al suo primo amore: la moda. In passerella a Milano per i big dei défilé maschili vestito come un Padrino di rito ambrosiano.
Ma pure come cineoperatore autodidatta Fabrizio ha dimostrato di saperci fare: con una telecamera nascosta, ad esempio, riprese i «momenti salienti» dell’udienza di separazione dalla moglie Nina Moric. Del resto, le «notizie» sono notizie. In americano lo chiamano infotainment; in italiano chisseneffotment.
Una sola professione Corona ha sempre rinnegato: quella di paparazzo. «Mai scattata una foto in vita mia. A queste hanno sempre pensano i ragazzi della mia agenzia...». Ora che l’agenzia è fallita, addio ragazzi. Non gli resta che Lele Mora.