«Dalle gru alle catene ai cancelli Ora gli operai protestano così»

Cresciamo anche noi e il sindacato antagonista

RomaGiorgio Cremaschi, esponente della segreteria Fiom e uno dei leader della sinistra Cgil. Perdete consensi a causa della linea antagonista?
«Posso esporle dati che dimostrano il contrario. Chiudiamo il 2009 con oltre 4mila iscritti in più. A quota 359mila. La conflittualità paga».
Quanto reggerete?
«La crescita è confermata anche dai primi dati sul tesseramento del 2010. E il bello è che cresciamo pure a Torino e a Milano. Non sono solo nuovi».
Le cronache sindacali sono però piene di aziende dove non firmate gli accordi e perdete il primato.
«Alle elezioni delle Rsu, mi sento di dire, che confermiamo una quota del 60 per cento. Con un leggero avanzamento. Certo, ci sono stati degli arretramenti, ma anche qualche avanzata clamorosa. Nel gruppo Marcegaglia, ad esempio, quello della presidente di Confindustria».
Torniamo al conflitto. L’ultimo rapporto del Censis dice che la partecipazione agli eventi conflittuali è calata molto. Da mezzo milione di ore perse a 190mila. Tra i metalmeccanici è addirittura crollata.
«Ma certo. La crisi ha pesato anche da noi. Non c’è bisogno di un sociologo per dire che fare sciopero è diventato più faticoso».
Quindi, qualche difficoltà a fare il sindacato antagonista c’è. O no?
«Ci sono altre forme di protesta. Si sale sulle gru, ad esempio. Perché è chiaro che lo sciopero dà risultati solo se si fa in un’azienda che va bene. Poi ci sono altre forme di lotta, facciamo le cause, ci incateniamo ai cancelli. Ecco, semmai andrebbe spiegato come mai in un periodo come questo, cresce il sindacato antagonista. Perché c’è gente che non sciopera, ma si iscrive a noi. Senza contare che non è una scelta facile quella di iscriversi alla Fiom. Ci sono casi di mobbing. Ma tutto questo ci rinvia a una questione di fondo. Non si può chiedere all’oste se è buono il vino».
E quindi serve la legge sulla rappresentanza...
«Certo. E mi stupisco che un governo che si dice liberale non faccia una legge che imponga trasparenza e iscrizioni regolari ai sindacati».
Il suo ragionamento presuppone che i sindacati diano tutti numeri fasulli.
«Noi no. Ma poi c’è una questione di fondo. In realtà esistono due sindacati, trasversali. Uno è quello che si fonda sugli iscritti, quelli che poi votano ai congressi. E poi c’è il sindacato delle tessere. Serve una moralizzazione di tutto il movimento sindacale».
Ce l’ha con chi, come Cisl e Uil, punta sul sindacato di servizio più che su quello che fa conflitto?
«Ma anche all’interno del mio sindacato c’è il tesseramento di servizio, quello imposto quando si fanno le pratiche per la cassa integrazione, per le pensioni. Io non dico che non debba esistere, ma bisognerebbe che a ogni tessera corrispondesse un nome e un cognome. E che ogni due anni queste iscrizioni scadano. Basta con i rinnovi automatici».
Adesso mi diventa Thatcheriano...
«La Thatcher fece delle cose sbagliatissime sul piano sociale, ma ne fece anche di giuste, come quella di misurare la rappresentanza sindacale».