«Dalle nozze col Nyse solo vantaggi per tutti»

Bellegarde (Euronext): la fusione con la Borsa di New York porterà costi ridotti e più valore ai titoli

Stefano Valentino

da Milano

La creazione della Borsa transatlantica è alle strette finali. Il 19 dicembre gli azionisti del New York Stock Exchange e di Euronext, la federazione delle Borse di Parigi, Amsterdam, Bruxelles e Lisbona, dovranno dire sì o no al controverso “matrimonio” da cui nascerebbe il primo mercato finanziario del mondo, con oltre 5mila imprese quotate. Le società europee ne trarranno un reale vantaggio, oppure si tratta solo di una manovra americana per conquistare il mercato Ue? Roland Bellegarde, vicedirettore del comparto azionario cash di Euronext, si dice ottimista. Ammette però che le previsioni non sono una certezza.
Qual è il vantaggio più immediato che offrirà la fusione Nyse-Euronext?
«È sicuramente la riduzione dei costi di contrattazione dei titoli. Oggi ci sono 600 membri al Nyse. Euronext ne ha 200. In tutto quindi la nuova Borsa avrà 800 membri, ossia 800 intermediari finanziari. Poiché il numero degli intermediari che contrattano sulla medesima piattaforma aumenta, sarà possibile ripartire i costi tra un numero superiore di contribuenti. Ciò determinerà un abbattimento della trading fee individuale del 10-15% nei prossimi tre anni. In quattro anni Euronext, grazie all’integrazione degli scambi su un’unica piattaforma tecnologica per i suoi quattro mercati, ha ridotto i costi del 30%. Lo stesso trend positivo dovrebbe ripetersi su scala transatlantica».
In che modo la fusione accrescerà la possibilità per le società quotate Ue di vendere i propri i titoli e accedere a nuovi capitali?
«L’aumento degli intermediari che operano come membri della Borsa transatlantica rafforzerà anche la concorrenza tra i broker che vogliono comprare gli stessi titoli, con un conseguente aumento del volume e valore dei titoli venduti dalle società quotate in Europa. Si inizierà attraverso gli investitori istituzionali, poi pian piano si allargherà la rete di distribuzione per arrivare fino agli investitori retail. Ci sarà anche più concorrenza tra gli investitori interessati a uno stesso titolo, un elemento che contribuirà ad accrescere la liquidità».
Attualmente qualsiasi investitore Usa può acquistare titoli europei se e quando vuole. Quale vantaggio in più offrirebbe la piattaforma integrata Nyse-Euronext?
«La nuova piattaforma elettronica di contrattazione transatlantica svolgerà un effetto catalizzatore, darà una maggiore visibilità ai titoli negoziati su Euronext, per cui gli investitori Usa avranno maggiori possibilità di conoscere le società quotate europee e sui modi in cui acquistare titoli europei invece di rivolgersi ai mercati finanziari di altri continenti».
Questo però se la maggiore visibilità si tradurrà in un incremento della contrattazione. Come fate a esserne sicuri?
«L’esperienza di Euronext dimostra che lo scenario è realistico. Negli ultimi 5 anni la percentuale dei volumi negoziati tra un mercato e l’altro sulla piattaforma Euronext è aumentata del 25%. Crediamo che estendendo il modello Euronext alla Borsa transatlantica dovrebbero riprodursi gli stessi risultati. Ci sarà un effetto pubblicità per le piccole società quotate che potranno esibire come credenziali il fatto di essere quotate insieme a grandi società su un’unica grande Borsa».
Su quali dati fondate la vostra ipotesi che il modello Euronext, che funziona in Europa, possa funzionare anche Oltreoceano?
«Abbiamo fatto le nostre previsioni basandoci sul 10% dei volumi attualmente negoziati dai trader e considerando un aumento del 5-10% del numero di nuovi membri. C’è pertanto da dire che le nostre previsioni sono molto prudenti».
La fusione non prevede l’integrazione delle strutture di post contrattazione. Non teme che questa lacuna possa ostacolare la riduzione dei costi?
«L’integrazione nel settore post-trading è possibile solo se prima ci sarà un’armonizzazione delle regole vigenti negli Usa e in Europa. Un’eventualità di cui al momento non si discute».
Perché non vi siete limitati a creare una piattaforma integrata invece di procedere a una fusione?
«Una semplice integrazione tecnologica non avrebbe dato garanzie sul futuro mantenimento di un sistema comune di contrattazione. Avremmo certamente potuto limitarci a creare un semplice parternariato, ma che avrebbe potuto facilmente sciogliersi in futuro. Quando invece si fa una fusione non si può decidere di chiudere i battenti da un momento all’altro».