Dalle Poste all’Anas: ecco gli stipendi super dei boiardi italiani

Cifre elevate ma spesso in linea col tetto fissato per legge E c’è chi come Moretti (Ferrovie) si riduce i compensi. <a href="/a.pic1?ID=328821" target="_blank"><strong>Favorevole</strong></a>. <a href="/a.pic1?ID=328822" target="_blank"><strong>Contrario</strong></a>

Roma Crisi economica e riscoperta dell’etica pubblica vanno a braccetto in questo difficile inizio del 2009. Il Giornale ha ieri scandagliato il pianeta degli stipendi d’oro alle star della Rai. Oggi tocca alla sfera dei manager pubblici. Nel mirino soprattutto dopo l’onda di emotività suscitata dal presidente degli Usa, Barack Obama, che ha imposto un tetto di 500mila dollari (circa 390mila euro) agli stipendi dei manager per le imprese che beneficeranno degli aiuti statali. Bisogna quindi chiedersi se lo Stato debba dare il buon esempio.
L’Italia si pone questo problema da molti anni, tanto più che nel nostro Paese lo Stato è ancora molto attivo sia come imprenditore che come regolatore e dunque ad esso sono connesse molte posizioni di responsabilità ben remunerate. Da oltre tre anni l’ondata moralizzatrice trova spazio nel principale «prodotto» del Parlamento: la Finanziaria. Per il 2007 si stabilì una soglia di 500mila euro (più 250mila di parte variabile) per i compensi delle società controllate dal ministero dell’Economia. L’anno successivo si fissò un tetto anche per gli incarichi e i rapporti di lavoro nell’ambito sia delle amministrazioni pubbliche che delle società a partecipazione pubblica non quotate: 289.984 euro, lo stipendio del primo presidente della Corte di cassazione. Il limite è doppio (579.968 euro) per la Banca d’Italia, le Autorità indipendenti e altre amministrazioni dello Stato. L’unica esentata è la Rai. Come si è visto sul Giornale 580mila euro non sono sufficienti a contrattualizzare le star della televisione. Lo scoop, però, è la pubblicazione stessa delle cifre visto che la Vigilanza Rai non ha ancora ottemperato alle prescrizioni della Finanziaria 2008. Per questo motivo del dg Cappon si sa quanto percepiva come ad di Consap (677mila euro), ma non quanto guadagna a viale Mazzini. Idem per il presidente Petruccioli e i consiglieri. Si sa solo che nel 2007 gli amministratori hanno ricevuto in toto 2,3 milioni.
E gli altri enti pubblici? Grosso modo sono tutti conformi ai dettati della legge. Anche per questo motivo non sono inseriti i compensi dei top manager di Eni, Enel e Finmeccanica che sono quotate. Nessuno scandalo per i 2,8 milioni di Paolo Scaroni nel 2007 o per i 4,2 milioni di Pier Francesco Guarguaglini. Qualche perplessità, secondo la Corte dei conti, destano le «buonuscite» da 8,5 e da 2,5 milioni percepite dai Giancarlo Cimoli e Roberto Testore nel 2006 dalle Ferrovie dello Stato. La decisione di Mauro Moretti di abbassarsi lo stipendio a 670mila euro è indicativa. Forse sono un po’ meno in linea gli stipendi dell’ad delle Poste Sarmi (1,5 milioni nel 2006) e dell’ex presidente Mincato (645mila euro). Così come è in linea con la Finanziaria 2007 il compenso del presidente Anas Ciucci o quello del dg dell’Ice Massimo Mamberti (290mila euro). Anche il presidente dell’Authority tlc Calabrò con i suoi 440mila euro si colloca poco sotto il presidente di Fintecna (erede dell’Iri) Vincenzo Dettori. Pure il direttore generale del Tesoro Grilli, percepisce emolumenti commisurati alle prescrizioni. Idem per il governatore di Bankitalia Draghi che si è ridotto il compenso rispetto al predecessore Fazio.
Ma nel settore pubblico è tutto ok dal punto di vista etico? A prima vista la risposta potrebbe essere affermativa. Val la pena, però, segnalare alcuni casi. In primo luogo, talvolta l’amministratore si «assume» come dipendente (spesso come dg) sommando due compensi. Poi ci sono segnalazioni che lasciano dubbi. È il caso di Tirrenia. Spiega la Corte dei conti che nonostante i compensi per presidente, ad e consiglieri siano stati fissati a 275mila euro (dal 2008 a 120mila) gli amministratori nel 2007 sono «costati» 973mila euro. Sul perché è buio fitto.