Dalle privatizzazioni alla flessibilità del lavoro: ecco il piano sviluppo

Nella lettera per Bruxelles le linee guida del provvedimento. Vendita degli immobili pubblici e lotta alla burocrazia

Roma Fino alla tarda sera di ieri il cantiere delle pensioni era apertissimo. Quello dello sviluppo invece è chiuso ed è proprio il dl allo studio del ministro Paolo Romani uno dei punti di forza della lettera che oggi il premier Silvio Berlusconi consegnerà ai vertici europei. I contenuti sono quelli già noti. E l’enfasi verrà messa nella parte che riguarda le aziende. Le novità di ieri riguardano in realtà le pensioni. La traduzione in misure concrete dell’accordo con la Lega Nord era in mano a più dicasteri, ma la sintesi l’ha fatta Palazzo Chigi.

Le leve sulle quali l’esecutivo si è concentrato sono un aumento del requisito di vecchiaia per le lavoratrici private. L’ipotesi più accreditata è quella di portare l’età pensionabile a 62 anni. Le altre sono un’ulteriore stretta sulle pensioni d’oro, sulle reversibilità e sulle baby pensioni. Niente, almeno fino a ieri sera sulle anzianità, che erano il capitolo sul quale, di fatto, l’Ue ci chiedeva di intervenire.

Nella missiva si farà il punto sulla previdenza mettendo in risalto come i conti siano in equilibrio nel breve termine (grazie alle ultime due manovre) e, soprattutto, nel medio e nel lungo termine. Non potrà mancare una comparazione dell’evoluzione nel tempo dei conti previdenziali italiani, con le proiezioni degli altri big europei. Stime che vedono i nostri pensionati in linea con quelli europei e, semmai, più virtuosi di altri. Soprattutto dei francesi. Stessa linea sulla difesa dei conti pubblici, con l’enfasi nella lotta all’evasione che darà entrate tutt’altro che incerte.

Poi l’impegno ad approvare in tempi brevissimi altre misure. Intanto il decreto sviluppo che è praticamente pronto e conferma le anticipazioni dei giorni scorsi, fatta eccezione per le sanatorie e i concordati, che non fanno parte né delle bozze né della versione definitiva. Confermato l’intenzione di procedere sul fronte delle liberalizzazioni, delle privatizzazioni, delle dismissioni così come su quello della riforma del mercato del lavoro e della sburocratizzazionè per le imprese. Enfasi, nel project financing delle opere pubbliche, nelle agevolazioni per fare ripartire le opere pubbliche.

Per quanto riguarda le pensioni fino a ieri pomeriggio circolava l’ipotesi di interventi sulle anzianità. Le ipotesi di intervento ieri andavano da quelle massime, come il passaggio in cinque anni a «quota 100», 60 di età e 40 di contributi, a quelle minime che prevedevano l’anticipo al 2012 di «quota 97», che dovrebbe scattare nel 2013. Passando per la fine del requisito che attualmente dà la possibilità ai dipendenti di ritirarsi, a qualsiasi età se si è lavorato e versato contributi per almeno 40 anni.
Si lavora su altri interventi. Intanto sulla vecchiaia delle donne. Per le dipendenti private (le pubbliche già dal 2012 si potranno ritirare solo a 65 anni) potrebbe scattare dal prossimo anno un aumento dell’età da 60 a 62 anni; seguirebbero altri aumenti graduali, già previsti dalla manovra.

Per il resto, la ricetta governo-Lega punta su un inasprimento del contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro già contenuto nella manovra. Poi una stretta sulle reversibilità. E in questo caso l’ipotesi è di limitare le rendite ai superstiti escludendo i redditi più alti. Interventi anche sulle invalidità e sulle baby pensioni. Torna in pista, insomma, il «contributo» da parte di chi ha ottenuto la pensione a meno di 50 anni. Ipotesi che verranno definite nel dettaglio, una volta superato lo scoglio Ue.