Dalle stragi rosse ai mari del Sud: l’esilio degli impuniti

Da Lollo a Panzieri, così molti terroristi condannati sono riusciti a sfuggire al carcere e all’estradizione

Stefano Zurlo
Gli ex terroristi rossi che non si nascondono in Francia, fanno la bella vita ai Caraibi, in Centramerica, nei Paesi marcatamente comunisti.
Alessio Casimirri. È l’unico del commando di via Fani a non aver fatto un giorno di galera. Vive in Nicaragua dove ha un ristorante sul mare (La cueva del buzo). In rotta con la direzione strategica delle Br, dopo il sequestro Moro scappa con la bierre Rita Algranati (arrestata nel 2003 in Egitto insieme a Maurizio Falessi, ex Ucc, entrambi estradati in Italia) prima in Francia, poi in Russia, infine a Managua dove fa il sub. Più volte l’Italia ha chiesto di estradarlo, senza fortuna.
Manlio Grillo. Ex Potere operaio, autore del massacro di Primavalle a Roma (bruciati vivi i figli del dirigente della locale sezione Msi) ricercato dal ’73, è condannato a 18 anni per omicidio preterintenzionale (ma la pena è prescritta dal 12 ottobre 2003). Si rifugia in Svezia e da qui vola in Nicaragua dove abita da più di quindici anni. Con Casimirri aveva aperto un altro ristorante, il «Magica Roma».
Achille Lollo. Ex PotOp, condannato per Primavalle (18 anni, reato prescritto), due anni di carcere nel 1975, nel ’93 se ne fa sei in Brasile prima di sapere che l’estradizione è respinta per sempre. Nel 2005 rivela che alla strage parteciparono altre tre persone. Poi aggiunge sarcastico: «I Mattei? Si bruciarono da soli». Lavora in una casa editrice a Rio de Janeiro, vive accanto allo stadio Maracanà. Sempre in Brasile sono stati avvistati Germano Allevi, di Prima linea, e Giuseppe Landi delle Fcc.

Marino Clavo. Altro assassino di PotOp per il rogo di Primavalle. Mai un giorno di carcere. Scappa subito in Spagna dove ottiene la cittadinanza. Vive alla periferia di Madrid, fa il grafico. Nel 1986, da latitante, fu addirittura tra i beneficiari di una borsa di studio del Comune di Roma per gli «emigranti rimpatriati».
Daniela Dolce. Autonoma romana, già moglie del bierre Fausto Marini, entra nelle indagini sulla strage alla sezione dell’Msi di Acca Larentia ma ne esce pulita. Preferisce comunque cambiare aria, attraversare l’oceano e trasferirsi in Nicaragua dov’è naturalizzato ai primi anni ’90.
Guglielmo Guglielmi. Detto «Comancho», capo delle Ucc, condannato a 30 anni per varie azioni (inchieste su omicidi Torregiani e Pedenovi). Scappa in Nicaragua nel 1979 approfittando di una crociera insieme alla moglie Rita Cauli coinvolta (e assolta) in inchieste sul terrorismo. Oggi il latitante rosso indossa il camice bianco, ha uno studio privato vicino l’ambasciata italiana.
Luciano Pessina. Ex br, abita a Rio, più volte è stato notato nell’ambasciata italiana. Dirige l’Osteria dell’Angolo di Ipanema frequentata dal presidente Lula. È tra i sottoscrittori, insieme a Lollo e al collega «autonomo» Carlo Pagani (che nel 1990 incassa una condanna definitiva a tre anni, pena prescritta nel 2000) della lista elettorale dei connazionali all’estero, «Viva l’Italia».
Fabrizio Panzieri. Condannato a 16 anni insieme ad Alvaro Lojacono (futuro Br, arrestato in Svizzera, ancora da estradare) per l’omicidio del giovane missino Mikis Mantekas, entra nelle Ucc e si dà alla macchia tra la Spagna, l’Angola e il Centroamerica dopo aver ottenuto la libertà provvisoria.
Alma Chiara D’Angelo. Già Ucc, condannata a 15 anni, dissociata, è segnalata dall’Antiterrorismo a Managua, a Cuba, nel Belize. Lavorava per una Ong. Al suo nome sono stati accostati in passato, sempre in Nicaragua, quelli di Giovanni Lucchesi (Prima Linea, condanna a 7 anni) Tommaso Gino Liverani (cresciuto in AutOp poi Br, 16 anni per associazione sovversiva e banda armata) e Maurizio Leonelli (Ucc, pena prescritta, architetto a Managua).
Enrico Castaldo (ex Lotta Armata per il Comunismo, membro delle Br-genovesi con Savasta) ha una condanna parzialmente «condonata» per la sua collaborazione con la giustizia. Vive però in Nicaragua, fa l’istruttore di sub e di nuoto, come Casimirri.
Angelo Vignolo. Già in Prima Linea, poi nella sottostruttura «per il comunismo» fondata da Marco Donat Cattin, per l’Antiterrorismo è collocato in Nicaragua. Deve espiare una condanna a 6 anni.
Leonardo Bertulazzi. Nome di battaglia «Stefano». Soldato delle Br-genovesi, condanne per complessivi 27 anni. Da un quarto di secolo scappa tra Grecia, Portogallo, San Salvador. Arrestato il 3 novembre 2002 a Buenos Aires, viene rimesso in libertà dalle autorità argentine che negano l’estradizione in Italia (giugno 2003).
L’elenco dei rifugiati all’estero è sterminato come quello dei «francesi». Si va da Franco Coda (28 anni di condanna) visto a Cuba al piellino Guglielmo Prato avvistato in Spagna. Tutti all’estero, tutti impuniti. Tutti tranne uno: Livio Baistrocchi, ergastolano, br genovese. Scampato per un pelo allo storico blitz di via Fracchia a Genova oggi lo danno per morto chissà dove.
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it
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