Dalle urne no alle nozze gay

Solo l’Arizona va controcorrente e respinge un emendamento contro i matrimoni omosessuali

da Washington

No alle nozze gay in ben sette Stati dell’Unione, ma anche no a leggi restrittive sull'aborto. Risultati misti nei molti referendum «sociali» che hanno impegnato gli elettori americani, Stato per Stato, in contemporanea con le elezioni di metà mandato. I repubblicani hanno subito altre tre sconfitte nel Sud Dakota, in Arizona e nel Missouri, in referendum su temi sensibili ai conservatori.
In Sud Dakota gli elettori hanno infatti bocciato una legge che avrebbe imposto il divieto assoluto di aborto (e in altri due Stati è stato bocciato il divieto d'aborto per le minorenni senza consenso dei genitori); mentre in Arizona è stato bocciato un emendamento per vietare i matrimoni omosessuali. Il Missouri ha invece approvato una misura in favore della ricerca sulle cellule staminali.
Anche in altri sette Stati (Colorado, Idaho, Sud Carolina, Tennessee, Sud Dakota, Virginia e Wisconsin) si è tenuto il referendum per vietare i matrimoni gay, e in questo caso hanno vinto i sì. In occasione delle elezioni del 2004, 13 Stati hanno vietato i matrimoni gay. Un referendum su questo tema è stato organizzato lo scorso giugno in Alabama, in occasione delle primarie, e hanno vinto i sostenitori del divieto. In tutto quindi sono oggi 21 gli Stati dell'Unione che hanno modificato la Costituzione locale in modo da consentire solo i matrimoni fra uomo e donna. Uno solo invece lo Stato dove le nozze omosessuali sono consentite: il Massachusetts.
Un discorso a parte merita il referendum che voleva mettere al bando pressoché tutte le possibilità di aborto, bocciato dal 55% degli elettori in Sud Dakota. La legge dello Stato, promulgata lo scorso marzo dal governatore, prometteva di aprire una delle battaglie legali più calde dell'autunno perché, se approvata, sarebbe certamente finita davanti alla Corte Suprema federale. Una sentenza dell'Alta Corte infatti, sancì nel 1973 il diritto delle donne ad abortire e la legge del Sud Dakota andava quindi contro le norme federali.
La legge HB 1215 sulla «protezione della salute delle donne e della vita umana» mirava infatti proprio a condurre il dibattito all'Alta Corte, dove oggi siedono giudici conservatori nominati da George W. Bush e dove dunque i conservatori speravano di veder modificato il diritto ad abortire. Gli elettori non l'hanno accettata: prevedeva fra l'altro che l'aborto fosse possibile solo in caso di minaccia diretta alla vita della madre, ma non in caso di stupro, incesto, rischi minori o malformazioni anche gravissime del feto.
Peraltro, altri due referendum che volevano limitare l'aborto sono stati bocciati, uno in California e l'altro in Oregon. In entrambi i casi si trattava di consentire l'aborto delle minorenni solo con il consenso dei genitori e dopo un periodo di riflessione. Entrambi gli Stati hanno risposto «no» con circa il 54% dei voti.
Per quanto riguarda altri quesiti, gli elettori hanno detto sì all'aumento del salario minimo in Arizona, Colorado, Missouri, Montana, Nevada e Ohio. I californiani hanno detto no con ampia maggioranza, ad una tassa sull'estrazione del petrolio per finanziare le energie alternative. Tra i referendum un po’ particolari ne è stato bocciato infine uno in Nevada che proponeva di organizzare una lotteria tra tutti gli elettori, dotata di un premio di un milione di dollari.