Dallo Spezia al Grifone, dalle Olimpiadi a Cinecittà

Calcio ma non solo. Luigi Scarabello, campione olimpico con il dream team di Vittorio Pozzo alle Olimpiadi di Berlino 1936 (morto a Nettuno a 91 anni), nonostante l’età gestiva un’azienda agricola ad Aprilia (vicino Roma). L’ex centrocampista dello Spezia e poi, per sei stagioni, del Genoa, si era dedicato al cinema subito dopo la carriera calcistica, interrotta relativamente presto per dedicarsi a quest’altra sua passione, nata anche per la relazione con l’attrice Lilla Silvi. L’aveva conosciuta nel 1940 in treno, di ritorno dalla trasferta che il suo Genoa aveva perso contro la Roma: alla partita aveva assistito anche lei, tifosissima della squadra giallorossa e quel giorno diretta a Livorno per lavoro. Il centrocampista inserito nella squadra olimpica di Berlino perché studente universitario (poi, effettivamente, si laureò) e che poi giocò anche due partite nella nazionale maggiore (con 20 anni, 2 mesi e 16 giorni figura anche nella classifica degli esordienti più giovani, preceduto di soli due giorni da Alessio Tacchinardi), a 35 anni debuttò sul grande schermo nei panni di attore, con il nome d’arte di Sergio Landi, nel film «Barbablù» del 1941. L’anno dopo fu invece tra i protagonisti di «Violette nei capelli». Si dedicò poi all’attività di aiuto-regista, lavorando in tre film, tutti realizzati durante la seconda guerra mondiale (dal 1942 al 1944): «Giorni Felici», «La Bisbetica Domata» e «Il Diavolo va in collegio». In seguito ebbe esperienze anche nel campo della produzione.
Considerato una gloria del calcio spezzino, Scarabello aveva cominciato a giocare a 17 anni e fatto parte a lungo, come calciatore e poi come tecnico, della squadra ligure in maglia bianconera. L’altro club della sua carriera, per sei anni, era stato il Genoa. Tecnicamente era una mezzapunta. Della sua esperienza olimpica raccontava che gli erano rimasti impressi il carisma di Vittorio Pozzo e la figura di Jesse Owens, «che al villaggio olimpico abitava in una palazzina a due passi dalla nostra, e la sera veniva spesso a trovarci. Suonava la chitarra e la fisarmonica, e gli piaceva anche ballare. Diceva che amava stare con gli italiani perchè noi ridiamo sempre». Poi lo aveva impressionato Adolf Hitler, «un omino che mi dava l’idea di una marionetta, perché si muoveva sempre tutto a scatti». Al ritorno dal trionfo olimpico, assieme ai suoi compagni dell’Italia olimpica, era stato ricevuto da Benito Mussolini. Aveva una pantofola al piede, a causa di un’unghia incarnita, ma gli fecero mettere la scarpe «perchè non potevo presentarmi dal Duce in ciabatte. Ma ero talmente emozionato che durante la cerimonia non sentii niente». Salvo poi svenire dal dolore dopo essersi congedato da Mussolini.
Oltre alla moglie, Scarabello lascia tre figli: Lucia, Elisabetta e Luca.