Dallo Zecchino d’oro alla cella per prostituzione

Quand’era una bambina di quattro anni, nel 1969, vinse il concorso canoro per bambini con la celebre canzone "Volevo un gatto nero". Oggi, diventata maestra, di notte gestiva un giro di squillo

Bari - Quand’era una bambina di quattro anni - due occhioni intensi sotto altrettanti codini biondi fermati dagli elastici - lo voleva al punto da trasformare la pretesa in qualcosa da cantare e ritmare battendo un piedino sul palco del teatro Antoniano di Bologna. Un successo travolgente: capricci in rima su musica incalzante. Ma quel gatto nero, protagonista della canzone con cui Vincenza Pastorelli divenne famosa nel ’69, stravincendo lo Zecchino d’oro, per lei si è fatto vivo soltanto ieri. Parecchio in ritardo. E quel che è peggio, come ogni felino color pece che si rispetti, le ha attraversato la strada, pur se solo figurativamente. Portandole però concretissima sfortuna: un paio di manette attorno ai polsi.

In verità, il povero gatto della superstizione non c’entra. Avrà anche una brutta e diffusa nomea, ma in questo caso non ha colpe. Vincenza - oggi una quarantaduenne signora bionda con qualche prima ruga e ovviamente senza più i codini - si è messa nei guai con le sue stesse mani. Finendo agli arresti insieme con il suo ex convivente, Pasquale Trevisi, 29 anni, per una brutta storia di sfruttamento della prostituzione e di detenzione di stupefacenti a fine di spaccio. Una volta cresciuta, insomma, non le bastava più l’antica e innocente pretesa di un micio. Al suo posto voleva i soldi. Tanti, facili e subito. Facendo lavorare gli altri. Anzi, più precisamente, le altre. Quattro, almeno quelle identificate fino a ora, tutte residenti a Lecce e con un’età compresa tra i 30 e i 35 anni. Reclutate con inserzioni in cui si faceva richiesta di più o meno esperte massaggiatrici, le giovani erano diventate invece - pare anche con minacce di ritorsioni - autentiche forzate del sesso, costrette a ruotare tra due appartamenti a Guagnano, in via Roma 25, e a Lecce in via Casanello 56.

Vincenza, nata e cresciuta a Guagnano, aveva camuffato l’incessante andirivieni di clienti nei due rispettabili palazzi dietro l’attività di cartomante - per cui era già nota in alcune tv locali attraverso linee telefoniche 144 - cercando così di non insospettire i condomini. Ma a insospettirsi sarebbero state invece parecchie mogli della zona, rivoltesi in buon numero ai carabinieri in seguito alle inedite quanto stranamente coincidenti richieste di «prestazioni» da parte dei rispettivi consorti. Mariti trasformatisi di colpo dalle foreste pietrificate che erano, in aspiranti attori a luci rosse. I militi dell’Arma, attraverso l’installazione di microcamere e microfoni, nonchè grazie ai meno tecnologici pedinamenti di una volta, hanno messo tutto su nastro: ansimi, gemiti, cigolar di molle e svolazzar di lenzuola.

Un’attività che rendeva molto bene all’intraprendente Vincenza: i clienti, di ogni età a fascia sociale - testosteroni di tutto il mondo unitevi! - pagavano tariffe varianti tra i 60 e i 150 euro, a seconda dell’impegno profuso dalle signore, per un incasso medio giornaliero di mille euro. Metà dei quali finivano alla bionda maîtresse. Altri soldi li intascava il Trevisi, accusato di vendere dosi di cocaina ed eroina nelle sedicenti sale di massaggio.

Ci sono però ulteriori elementi a rendere questa vicenda sbalorditiva. Mentre l’ex compagno è stato arrestato in Puglia, a Giovinazzo, dove si trovava in cura presso una comunità terapeutica, lei è finita in manette nel Pavese, a Stradella, dove si era trasferita avendo vinto il concorso per un posto di maestra elementare. C’è poi il concreto sospetto che anche lì - dove aveva messo in allarme alcuni genitori per le tante assenze e per uno «stile» didattico disinvolto, tutto suo - l’intraprendente e poliedrica ex mini diva dell’Antoniano abbia avviato una «filiale» della sua attività pugliese. Attività che fruttava 500 euro, ogni giorno, con innocenti vaglia. E poi c’è chi parla male delle Poste!