Daly beve troppo Singh vince poco

8 a Tiger Woods. Tirannico. Quando Fidel Castro a Cuba ha «lasciato» il potere, si è detto che finalmente era caduta l'ultima dittatura al mondo. Errore: non sembra che Tiger Woods abbia intenzione di mollare!
7 a Butch Harmon. Onesto. Il coach più famoso al mondo ha dato il benservito a John Daly. Dice che non vuole perdere tempo con un professionista la cui priorità non è diventare numero 1 del mondo, ma solamente bere e ubriacarsi. Morale: la verità degli altri è sempre il miglior toccasana per chi la verità non se la vuole raccontare da solo.
6 ½ agli slogan. Fondamentali. In piena, calda campagna elettorale, tutti i/le golfisti/e italiani/e guardano al panorama politico con inusitato fervore. Tutti/e sono in attesa di un segno importante. Di una promessa centrata. Di uno slogan azzeccato. Chissà, magari «Più Birdies Per Tutti!» potrebbe funzionare...
6+ a Martin Kaymer. Rispettoso. Evidentemente il giovane talento tedesco deve aver ricevuto dai suoi genitori un'educazione di stampo... prussiano. Nel corso di una recente intervista, infatti, riferendosi al suo connazionale Bernhard Langer, gli ha sempre dato del Lei. Della serie: ubi maior, minor cessat...
5 a Jeev M. Singh. Battuto. Era lui il superfavorito nel play off contro Mc Dowell per la vittoria in Corea. Per la cabala pareva finalmente arrivato anche il turno di Singh. E invece il classico «non c'è due senza tre» ha premiato l'irlandese, che col Ballantine Open ha conquistato proprio il suo terzo titolo.
4 a John Daly. Appesantito. Non sembra un professionista di golf quello che scorgiamo in queste ultime settimane sui green del Pga Tour. Assomiglia di più a un Buddha ingioiellato. Peccato manchi della saggezza del Siddharta originale
Isabella Calogero