Damasco: siamo un obiettivo di Israele

E a Teheran l’ayatollah Jannati lancia un appello ai Paesi islamici: «Armate gli Hezbollah»

da Beirut

Con una citazione dal libretto del «Don Giovanni», ormai li chiamano allusivamente «i convitati di pietra»: sono Siria e Iran, i due Paesi sponsor di Hezbollah, che sono più o meno direttamente protagonisti, neanche tanto silenti, della crisi in corso in Medio Oriente, essendo da sempre anche stretti alleati. È peraltro proprio un governo europeo, quello francese, che dà a Teheran - un po’ meno a Damasco - un ruolo di rilievo nello scontro che sta devastando il Libano. L’Iran è «un protagonista significativo e rispettato in Medio Oriente, per il suo ruolo di stabilizzazione», ha sostenuto lunedì a Beirut il ministro degli Esteri francese, Philippe Douste-Blazy, che ha incontrato per ben due ore il collega iraniano, Manucher Mottaki. E ieri, intervenendo alla riunione dei 25 ministri degli Esteri dell'Ue, Douste-Blazy ha aggiunto inequivocabilmente che «l’Iran ha una parte di responsabilità» nel conflitto in corso tra Israele e Hezbollah e «può quindi avere un ruolo nella sua risoluzione».
Il coinvolgimento siriano appare invece evidente dall’indicazione del giornale governativo di Damasco Tishreen, che si oppone allo schieramento di una forza multinazionale «perché occuperebbe il sud del Libano e si assumerebbe il compito di liquidare la resistenza nazionale per conto di Israele». E in questo senso va letto l’allarme dato lunedì dal presidente siriano Bashar al-Assad alle sue forze armate per rispondere alle sfide regionali e alla circostanze internazionali «con cui ci confrontiamo». E ieri il ministro degli Esteri di Damasco, Walid al-Muallem, ha sostenuto di «non escludere» che il suo Paese possa diventare «bersaglio di un attacco israeliano», nell’ambito di un «piano di Israele e Stati Uniti».
A Beirut, il ministro iraniano Mottaki ha rilevato ieri che «il nemico tenta di ottenere attraverso la diplomazia quello che non ha raggiunto con mezzi militari». Si riferiva alla dichiarata volontà di Israele di allontanare dai suoi confini settentrionali i guerriglieri Hezbollah e ottenere che vengano invece sostituiti dall’esercito libanese. «La resistenza - ha detto ancora Mottaki, senza nominare Hezbollah - ha fatto sentire, per la prima volta nel conflitto arabo-israeliano, il sapore della sconfitta militare al nemico sionista». Nella stessa giornata, però da Teheran, che ha sempre ammesso di dare sostegno morale ai guerriglieri, ma sempre negato le accuse di dargli armi e di finanziarlo, l’ayatollah Ahmad Jannati, capo del consiglio dei Guardiani della Rivoluzione, ha dichiarato che «in questo momento ci si aspetta che i Paesi musulmani forniscano un aiuto militare, medico, alimentare agli Hezbollah e al popolo libanese e che questi trasferiscano i loro feriti nei Paesi vicini per curarli».