Damaskin Cedrik

Suo padre era un funzionario amministrativo di Majaki, presso Odessa, dove Dmitrij Cedrik nacque nel 1877. Scrive Il'ja Semenenko-Basin nel suo Eternamente fiorisce (La Casa di Matriona) che Dmitrij si diplomò prima in agronomia e poi in lingue orientali a Kazan'. Dopo questi studi decise di prendere i voti monastici col nome religioso di Damaskin e si fece ordinare sacerdote. Dapprima venne inviato nella missione cinese di Pechino. Tornato in patria e vista scoppiare la rivoluzione bolscevica, nel 1918 venne arrestato per la prima volta. Liberato, si stabilì in Ucraina, a Kiev. Nel 1920 fu eletto superiore del monastero di San Giorgio in Crimea. Nel 1923 venne consacrato vescovo di Starodub'e, con la carica di vicario della diocesi di Cernigov. Due anni dopo si stabilì a Mosca, nel monastero Danilov. Dopo pochi mesi subì un nuovo arresto. Tutto l'anno seguente lo trascorse in carcere. Poi, fino al 1928, dovette stare al confino in Siberia. Scontata la condanna se ne tornò a Starodub'e, ma nel 1929 venne ancora arrestato e, questa volta, condannato a dieci anni di gulag. Nel 1930 venne internato nelle famigerate isole Solovki, l'«inferno bianco» del clero e delle monache russe. Ci stette fino al 1933, poi fu rimesso in libertà. Poiché continuava a rifiutarsi di sottoscrivere il riconoscimento del regime sovietico, nel 1934 fu riarrestato e mandato al confino ad Archangel'sk. Da qui due anni dopo fu prelevato per essere deportato in Kazachstan, a Karlag. Nel 1937 venne per l'ennesima volta processato ma adesso condannato a morte e fucilato il 10 settembre a Karanganda.