Damiano attacca Nicolais: «Più coerenza sulle pensioni»

Tensioni nella maggioranza per la Finanziaria. Padoa-Schioppa: rapporto assunti-prepensionati uno a 5. Convocate le parti sociali

da Roma

Colleziona bocciature il piano Nicolais sull’esodo incentivato dei pubblici dipendenti: dopo il secco «no» dei sindacati ai prepensonamenti, arrivano le critiche del ministro del Lavoro Cesare Damiano. «Quando si parla di previdenza - osserva Damiano - ci vuole coerenza: e la tendenza del governo è di aumentare, seppur gradualmente l’età pensionabile». Fonti di Palazzo Chigi, riportate dalle agenzie di stampa, negano addirittura l’esistenza di un piano compiuto. Se ne discuterà in Consiglio dei ministri, visto che il titolare della Funzione pubblica non sembra ancora al tappeto, e infattti rivendica la «totale coerenza» del suo progetto con la riforma del welfare.
Nicolais ipotizza il prepensionamento incentivato dei dipendenti pubblici, su base volontaria, per svecchiare l’amministrazione: ogni tre prepensionamenti, si potrà dare il via a un’assunzione. Il bonus per incentivare gli statali ad andare a riposo sarebbe di 10mila euro, con un costo di 400 milioni per il 2008: il ministro della Funzione pubblica stima infatti in circa 40mila i dipendenti in uscita, su una platea di 170mila interessati potenziali. Il progetto calcola anche i risparmi, che sarebbero pari a 1,5 miliardi nel triennio 2008-2010: un calcolo che appare molto ottimistico. Il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, insiste infatti perché il rapporto fra prepensionati e nuovi assunti non sia di uno a tre, ma di uno a cinque. Inoltre, «Tps» sollecita l’abolizione della possibilità, per gli statali, di restare in servizio fino a 67 anni.
La diatriba fra Damiano e Nicolais è rivelatrice delle tensioni che la Finanziaria sta provocando all’interno di governo e maggioranza. Stamattina, a palazzo Chigi, Romano Prodi riceverà i segretari dei partiti della sinistra radicale (Rifondazione, Comunisti italiani, Verdi, Sinistra democratica) che presenteranno al premier la loro «lista della spesa»: un documento che, fra l’altro, ipotizza l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie - come Bot e altri investimenti - e il prelievo forzoso di parte delle riserve di Bankitalia (quelle che eccedono il quantum previsto dalla Banca centrale europea). Prodi ha promesso che ascolterà i quattro con attenzione. Dovrà ascoltare anche Cgil, Cisl e Uil che hanno inviato al premier una lettera, chiedendo un incontro urgente sulla Finanziaria. A quanto pare la riunione si terrà il 26.
Ieri, Prodi si è occupato di procedure, incontrando a Palazzo Chigi i presidenti delle commissioni Bilancio di Camera e Senato, Lino Duilio e Enrico Morando. L’ipotesi del governo è di varare, insieme con la Finanziaria, un decreto legge e uno o più provvedimenti «collegati». Ma tutto è ancora confuso: a poco più di una settimana dal varo della Finanziaria, non emergono cifre certe su cui discutere. Nella serata di ieri si è tenuta a Palazzo Chigi una riunione fra Prodi, Padoa-Schioppa, il ragioniere generale dello Stato Mario Canzio, il ministro per l’Attuazione del programma Giulio Santagata, il sottosegretario alla presidenza Enrico Letta e il sottosegretario all’Economia Nicola Sartor. Si è discusso, fra l’altro, del taglio all’Ici prima casa. Nessuna decisione in proposito: spunta però l’ipotesi di legare l’entità dello sgravio alla dimensione dei Comuni dove si trova l’immobile. Una proposta che l’Anci definisce «allucinante», e che dovrebbe trovar posto nel decreto che affiancherà la Finanziaria.
L’obiettivo di una «Finanziaria snella» è legato al varo di provvedimenti ad essa collegati. Si fa l’ipotesi, ad esempio, di collocare l’intero pacchetto welfare in un decreto da far esaminare in prima lettura alla Camera, mentre la Finanziaria vera e propria incomincerà il suo cammino in Senato. Damiano non ha preferenze sul veicolo legislativo: l’importante, spiega, è che il pacchetto su pensioni e welfare venga approvato definitivamente entro il 31 dicembre, «altrimenti resterà in vigore lo scalone previdenziale». Il ministro per i rapporti col Parlamento Vannino Chiti conferma, infine, l’impegno del governo ad abolire la tassa di concessione sugli abbonamenti alla telefonia mobile: non sa, però, se l’abolizione potrà entrare in Finanziaria.