«Damiano in conflitto d’interessi sul Tfr»

Esposto dei Cobas davanti alla Procura di Milano: il ministro sostiene un fondo di cui è stato presidente

da Milano

Il Tfr? «Una mega-torta». I fondi pensione? «Un coacervo infinito di conflitti di interesse e adesso di tutta la faccenda se ne occuperà la magistratura». È un esposto lungo nove pagine quello che più di trecento lavoratori hanno sottoscritto e consegnato ieri mattina alla Procura di Milano. Oggetto della denuncia: il prelievo forzoso della cara e vecchia liquidazione. A portare sui tavoli della magistratura il provvedimento del governo Prodi è stato nientemeno che un sindacato, lo Slai-Cobas. «Siamo di sinistra - dice il coordinatore nazionale Corrado Delle Donne - ma gli interessi di Prodi non sono quelli dei lavoratori».
«Il prelievo - dicono - non solo è anti costituzionale, ma quel che è peggio è infarcito di una miriade di conflitti di interesse». Il dito è puntato contro il ministro del Lavoro Cesare Damiano e soprattutto contro il suo più stretto collaboratore, Giovanni Pollastrini. «Damiano - si legge nell’esposto - ferreo sostenitore del fondi pensione è stato presidente del Fondo pensione Cometa (fondo integrativo per i metalmeccanici ndr). Ma consulente del ministro Damiano al ministero è Giovanni Pollastrini. L’esperto Ds di previdenza integrativa attualmente è presidente del fondo FonTe (per i lavoratori del commercio), è consigliere del fondo Priamo (per i trasporti pubblici) ed è commissario straordinario dell’Enasarco (fondo per gli agenti e rappresentanti del commercio)».
«Il conflitto di interessi è evidente in maniera plateale. Si tratta di persone che hanno le mani in pasta e a cui va comodo convogliare i miliardi del Tfr in una direzione ben precisa», accusa Delle Donne. Non va meglio riguardo all’authority: «La Covip, incaricata di vigilare sui fondi pensione, è diretta da Luigi Scimìa, ex presidente del fondo pensione Bnl». «Non c’è dubbio - si legge - che la nomina di Scimìa a vigilare su qualcosa che ha diretto fino a poco tempo prima rappresenti un inequivocabile conflitto di interessi».
Nell’esposto si chiede anche che venga giudicato anticostituzionale il principio del silenzio-assenso. Spiega Mirko Rizzoglio, l’avvocato dello Slai-Cobas: «Il principio adottato per il prelievo del tfr è in assoluto contrasto con i fondamenti del nostro diritto: chi tace non dice niente». «Non è lecito ritenere - continua il legale - che l’esercizio di un diritto possa essere svolto con una non-scelta rappresentata dal silenzio anziché con una esplicita manifestazione di volontà che dimostri l’esatta conoscenza e percezione dei termini del problema».
E non solo. Si parla anche di pubblicità ingannevole. «I fondi pensione, non affidati all’Inps, promettono dei sicuri vantaggi, quando in realtà non c’è una vera garanzia di rendimento - spiega Rizzoglio - è fuorviante parlare di pensione integrativa: si tratta invece di un investimento finanziario, legato all’andamento dei mercati borsistici e all’abilità del gestore del fondo. Siamo di fronte a una sorta di inganno. I lavoratori sono indotti a credere che otterranno sicuramente vantaggi maggiori, mentre invece mettono a rischio il loro patrimonio, con l’aggravante di non trovarselo magari quando saranno anziani e ne avranno più bisogno».