Damiano si piega alla piazza: cambia la legge Biagi

Antonio Signorini

da Roma

A gennaio partirà un tavolo con sindacati e imprese perché il governo «rivedrà radicalmente anche la legge 30». A due giorni dal corteo di Roma, continuano a piovere condanne e prese di distanza dalla manifestazione anti precarietà. Ma arriva anche il secondo grande risultato della marcia promossa dall’arcipelago dell’estrema sinistra: un’accelerazione del superamento della Legge Biagi, della fine riforma del lavoro così come l’aveva varata il governo di centrodestra. L’annuncio, che segue quello contestatissimo di una riforma dei contratti a termine, l’ha dato ancora una volta il ministro del Lavoro Cesare Damiano, la cui amarezza per i toni massimalisti del corteo e per gli attacchi personali che gli hanno riservato i manifestanti, non ha impedito di offrire all’ala radicale della maggioranza il segnale più atteso.
«Cambiare la legge Biagi è una priorità», ha assicurato, per poi annunciare che «a sei mesi dal mio insediamento ci occuperemo di molti problemi in un grande tavolo di concertazione che riguarderà anche la legge 30». La richiesta della sinistra radicale è in realtà per la cancellazione della riforma ispirata dal giuslavorista ucciso dalle Brigate rosse. Ma la battaglia sulla quale si sono accapigliati i partiti dell’Unione prima delle elezioni (abrogare o modificare la Biagi) sembra essersi trasformata in una querelle semantica, come emerge dalla reazione di Daniele Capezzone. L’esponente radicale avverte Damiano che «abrogare la Legge Biagi sarebbe un gravissimo errore. Semmai, occorre completarla. A mio avviso, infatti, in materia di mercato del lavoro, occorre ripartire dal Libro Bianco di Marco Biagi che fu criminalizzato, anche e soprattutto dalla sinistra sindacale». Anche la Margherita prova a frenare il meccanismo messo in moto dal corteo dell’estrema sinistra, con l’ex ministro del lavoro Tiziano Treu che invita a «integrare» la Biagi «perché se l’abrogassimo - spiega l’esponente Dl - domani mattina non risolveremmo certo il problema di migliaia di giovani precari. Abolirla è la classica soluzione massimalista che crea solo guasti». Il vicepremier Francesco Rutelli si preoccupa dei riflessi politici della prova muscolare dell’ultrasinistra: «Alcune chiavi di lettura della sinistra tradizionale rischiano di condannare il centrosinistra italiano a un ruolo minoritario e residuale».
I centristi della maggioranza non commentano l’altro annuncio fatto da Damiano. E cioè l’intenzione di riformare la normativa sui contratti di lavoro a tempo determinato, limitandone l’uso. Una questione fondamentale per le imprese, che rischia tra l’altro di creare una grave frattura tra il governo e la gran parte dei rappresentanti dei lavoratori e delle aziende. Il ministro del Lavoro ha detto di voler varare la riforma anche senza il consenso delle parti sociali, alle quali ha dato tre mesi di tempo per trovare un «avviso comune». Per i sindacati e le associazioni che non hanno apprezzato l’annuncio del governo (cioè tutti tranne la Cgil) questa è una posta in gioco se possibile più importante della legge Biagi. E per questo stanno valutando tutte le opzioni per contrastare le «linee guida» di Damiano, compresa quella di non fare nemmeno partire il tavolo di confronto.
Chi dà invece già per incassati i due risultati è la sinistra radicale che ora rilancia e indica nuovi obiettivi. Il sottosegretario all’Economia Paolo Cento (Verdi) si augura ad esempio che il tavolo di gennaio annunciato da Damiano si occupi «dell’introduzione anche in Italia di quel reddito sociale presente in tutta Europa». Quindi «ben venga la spinta della piazza come è accaduto sabato».
L’analisi che il centrodestra offre delle novità è univoca: «La manifestazione della sinistra antagonista ha già dato i suoi frutti. Il ministro Damiano non solo ha manifestato l’intenzione di irrigidire la disciplina dei contratti a termine ma ora anche quella di modificare profondamente la legge Biagi che merita invece di essere fino in fondo sperimentata e completata con una riforma degli ammortizzatori sociali», ha commentato Maurizio Sacconi, ex sottosegretario al Welfare e senatore azzurro. «È bastata una manifestazione di piazza condita di slogan critici nei suoi confronti per far recedere il ministro Damiano dai suoi pur tiepidi propositi riformisti», ha aggiunto la deputata di Forza Italia Mara Carfagna.