Damigella hippy o rock Il suo destino è perdere

Parigi «Io sono sulla stessa lunghezza d'onda del popolo», ha detto nei giorni scorsi Ségolène Royal come per esorcizzare quello che ha sempre considerato come un complotto ai suoi danni. All'inizio della telenovela congressuale, gli iscritti hanno votato su sei mozioni. Quella di Ségolène, benché povera di appoggi nell'apparato, è arrivata prima col 29% dei voti. Per questo lei ha rivendicato il diritto di costruire nel partito una maggioranza attorno a sé. Gli altri le hanno risposto a pesci in faccia. Poi si sono coalizzati contro di lei per farla perdere e adesso non si sa neppure se ci siano riusciti.
Certo la Royal non ha alcuna intenzione di gettare la spugna. Qualunque cosa accada, nel 2012 sarà candidata all'Eliseo nella speranza di prendersi una rivincita contro Sarkozy, che al ballottaggio del 2007 l'ha sconfitta col 53 contro il 47%. La Royal dice che le cose sarebbero andate diversamente se il suo partito l'avesse sostenuta in modo leale. Dunque nel 2012 si presenterà di nuovo, se necessario al di fuori del suo partito. Persino contro il suo partito. Perché tutto si può dire di lei, tranne che sia arrendevole, rassegnata, indecisa.
Tra le primedonne socialiste dell'epoca mitterrandiana, la Royal è sempre stata considerata la più «leggerina», la meno grintosa e addirittura la più «banale». Eppure ha frequentato il fior fiore dell'istruzione superiore e al tempo stesso è riuscita a mettere al mondo e ad allevare quattro figli, mentre il suo compagno François Hollande aveva incarichi più prestigiosi dei suoi. Nel partito l'hanno sempre presa in giro per il suo approccio da donna di casa, ma alle primarie per le presidenziali si sono accorti che quel modo di parlare, simile al linguaggio della gente, la rendeva più popolare di tutti i rivali in casa socialista.