Damilano: «Che fatica tenerlo fermo»

Il tecnico: «Si allena troppo: nei giorni di riposo sta tre ore in bici». Re Korzeniowski: «È il mio erede»

Nostro inviato a Pechino

Tre modi per raccontare un campione. Eccoli.
IL PERSONAGGIO
«Dimmi Alex, perché porti quel braccialetto?». Domanda in inglese e Schwazer sorride e risponde in inglese. Conosce il tipo: «Mi chiedi sempre qualcosa di diverso. Allora ti dico: un grande atleta per andare veloce ha bisogno di allenarsi, ma anche nella vita ci vuole felicità. Ed io, portando questo braccialetto, sono molto felice». Il signore sorride a sua volta. Capisce lo slalom di parole. Conosce bene Alex. Si chiama Robert Korzeniowski, oggi è il direttore della Tv polacca, ma fino ai Giochi di Atene è stato il più grande marciatore dei tempi moderni: tre volte campione olimpico (1996, 2000, 2004), a Sydney addirittura raddoppiando l’oro tra 20 e 50 km. Poco prima Sandro Damilano aveva detto: «Con questo successo Schwazer può prendere la strada di Korzeniowski. Aprire un ciclo: vincere tre ori». «Mister marcia» non era per caso alla conferenza stampa di Alex. Lo conosce bene. «E gli predissi un futuro da campione», racconta. «Alex si presentò a Saluzzo: tenevo uno stage. Disse: voglio essere come te. Era molto interessato a tutto: domandava in inglese rudimentale, non come lo parla oggi. Era attento, capiva. Ci capivamo. Credete, è un personaggio positivo, conta aver la testa e lui l’ha. Trasmette felicità di marciare. La marcia ti deve cambiare la vita, ma la vita non deve cambiare te. È un onore essergli d’esempio. Quando ha vinto è stato come aver visto il mio fratello minore marciare sulle mie impronte».
IL CAMPIONE
Alex è un ragazzo che piace a tutti, un campione che possiede doti straordinarie. Sandro Damilano è il suo padre putativo. Vittorio Visini, ex marciatore, lo ha scoperto. Damilano ha tramutato Alex da modesto ciclista a campione olimpico. Meriti? «Io l’ho gestito, ma il grande talento è lui, ce l’ha dentro. Sa allenarsi, gestirsi. Devo solo frenarlo, sarebbe pronto a lavorare il doppio. È difficile fargli capire che nell’allenamento c’è pure il momento del riposo». Stakanovista, su e giù per le sue montagne. «Si è concesso 15 giorni di riposo per recuperare dalle fatiche di coppa del mondo. Sapete come li ha passati? In bicicletta tre ore al giorno...».
L’ATLETA
«Si allena per tre e mangia per tre», garantisce Franco Arese. E il medico, dottor Fiorella, spiega il motore dell’atleta: «È un grande metabolizzatore di grassi e questo gli permette un basso dispendio energetico. Può permettersi di mantenere certe velocità per un lungo periodo. È un superdiesel». Chiude Damilano: «Sapete come ha passato la vigilia? Di mattina ha marciato un’ora. Nel pomeriggio, quando tutti tendono a mantenere energie, s’è allenato altri 50 minuti. Incredibile». Ma straordinariamente vero.