Damon, antiBond moderno e casual

In «The Bourne Ultimatum» avventura e azione, ovvero l’onestà del cinema Usa

Espletato nei primi due episodi l’interrogativo filosofico: chi sono e dove vado, Jason Bourne cerca e trova risposte esaurienti ai due quesiti nel terzo, ma sicuramente non ultimo episodio, The Bourne Ultimatum. Bourne è l’antiBond, spietato, veloce, casual e con un aspetto perfettamente calato nella realtà digitale di cui si nutre ormai ogni quotidianamente l’umanità.
Niente femmine fatali, solo ragazze normali, taciturne e sensuali come una commessa di profumeria, con le quali ha rapporti soltanto accennati. Escluso ogni tipo di edonismo, Bourne è azione pura, impassibilità e una fragilità che cripta con la fisicità. Assai meglio di un Bond burino come quello di Daniel Craig. E Bourne viaggia molto, come Bond: Parigi, Mosca, Londra, Torino (!), Madrid e Tangeri, alla ricerca della sua identità, che gli sceneggiatori gli consentono di scoprire per evitare la stucchevolezza di quello che rischiava di diventare un tormentone discutibile.
Coreografato egregiamente nei corpo a corpo, montato con forsennata rapidità, in stile Tony Scott, è comunque un occasione di puro intrattenimento, la cui efficienza testimonia almeno l’onestà professionale del cinema americano.
Il cinema è anche questo e per i reduci dei film di Gilliam, Burton e Rodriguez il film di Paul Greengrass è una camera di decompressione, una corsa sui prati. Non casualmente lo sceneggiatore di Bourne Ultimatum è Tony Gilroy, regista del magnifico Michael Clayton. Matt Damon ha la solidità che lo rende credibile e così Bourne, ormai non più Bourne, tornerà, o si che tornerà!

BOURNE ULTIMATUM (Usa - 2007) di Paul Greengrass, con Matt Damon, Julia Stiles. 120 minuti