La Dandini fa ancora flop E "La7nana" non cresce più

Ci voleva più coraggio nelle scelte: per vincere il campionato dell’audience servono i fuoriclasse come Santoro. E ora la speranza sono Fazio-Saviano

Il salto di qualità non c’è stato. È solo rinviato o va accantonato definitivamente? Per saperne di più possiamo fare un piccolo passo indietro. Una decina d’anni fa, quando doveva partire il più promettente terzo polo dell’etere (direttore Giancarlo Giovalli, in prima linea Lerner, Ferrara, Mentana, Fazio e Littizzetto), Colaninno e Peliccioli affidarono la campagna di lancio ai sette nani (senza ballerine, però). Alcune statuette di Brontolo, Mammolo e Pisolo arrivarono nelle redazioni mentre i loro fratelli animavano i promo della rete nascente. Era un modo furbo di proporsi: ci siamo anche noi, non siamo arroganti, eop eop andiamo a lavorar... Quella creatura, si disse, venne «soffocata nella carrozzella» e molti show e tg han dovuto scorrere sotto i ponti prima che la rete di Telecom Italia Media si iscrivesse di nuovo al concorso, peraltro con piglio più ambizioso. L’estate scorsa, con i macachi che scendevano dal banano della Rai, è stata condotta una notevole campagna di rafforzamento: Roberto Saviano, Serena Dandini, Paolo Ruffini, tutti transfughi di Raitre, sono arrivati a irrobustire la creatura. Purtroppo però, alle prime prove dell’Auditel, si deve concludere che il livello della gara è troppo elevato per La7: prima tra le reti specialiste, ma non ancora in grado di competere con le generaliste.
Il tonfo e ritonfo di Bignardi e Dandini che galleggiano tra il 3 e il 4 per cento è troppo evidente. Se dal week end delle signore chic si attendevano conferme, sono arrivate solo smentite. E adesso arriva anche il fuoco amico del MisFatto quotidiano che ieri ha intinto il veleno nello share minimo di Daria e Serena (The Show must go flop). L’errore è stato programmarle in prima serata? La tv radical chic ha imboccato il sentiero del tramonto? Sono gli interrogativi che agitano i vertici aziendali. Fatto sta che la rete in carriera ha subito una brusca battuta d’arresto.
Dopo la galoppata che l’ha portato al 13 per cento, il tg di Enrico Mentana ora è sceso sotto il 10. La caduta del muro di Berlusconi e il cambio dei protagonisti nei palazzi romani, la controprogrammazione con la striscia di Lucia Annunziata suggerita da Carlo Freccero ai vertici Rai e il recupero di un Tg1 più ecumenico: sono tutte variabili che rendono meno impellente il bisogno di un «tg extra» com’è stato a lungo quello di La7. Si sperava che l’innesto di plasma proveniente da Raitre avrebbe messo in circolo nuove energie e tonificato l’organismo. Invece così non è stato. Se con tutti questi sforzi produttivi e l’impiego di ingenti risorse rimani in zona Ispettore Barnaby, se schieri Saviano e Jovanotti come Ibrahimovic e Robinho ma perdi dalla Lazio, allora è meglio ripensare il sistema di gioco.
Insistendo sulla metafora calcistica, La7 è, tutto sommato, una tv di mediani, tanti volenterosi cursori senza un disegno strategico complessivo. Almeno la Juventus ha un’organizzazione ferrea e un Pirlo in grande spolvero. Mentana che, come detto, è il fuoriclasse de La7, ha fatto tutto quello che poteva. Adesso nella squadra è stata arruolata anche la moglie, in coppia con Gianfranco Vissani. Per il resto, tanti ottimi giornalisti, un buon collettivo di conduttori. Ma per affacciarsi alle prime serate della tv in chiaro, per contendere audience a Italia 1 o a Raitre, ci vuole qualcosa di più di Corrado Formigli o Gianluigi Nuzzi, con tutto il rispetto e la stima. Alla fine, forse serviva solo di un po’ di coraggio. Invece di prendere Michele Santoro, che magari si sarebbe portato dietro qualcun altro dei suoi indignados mediatici, si è presa Serena Dandini. Invece di concludere la trattativa con Carlo Freccero si è scelto Paolo Ruffini. Ecco qui la tv per bene, pettinata, trendy e che non fa troppo casino. Ma neanche troppa audience. Stavolta nessuno ha soffocato la creatura nella culla. Che infatti è cresciuta e ha cominciato a camminare con le sue gambe. E magari entrerà nell’età dello sviluppo quando arriveranno Saviano e Fazio per la riedizione di Vieni via con me. Lo sperano anche i big di Telecom Italia Media. Perché, se le cose non dovessero migliorare, forse converrà affidare la creatura ad altri genitori. Altrimenti c’è il rischio che La7 dei nani rimanga La7 nana.