Via Dandolo, un salotto ostaggio di sbandati

Via Dandolo è una delle più belle strade di Roma, elegantemente distesa tra Trastevere e il Gianicolo. A parere di chi ci abita, però, è in atto un lento quanto inesorabile processo di degrado che ne sta mano a mano oscurando il fascino e al quale contribuisce, sebbene indirettamente, il servizio di mensa gratuita offerto tutti i mercoledì e i venerdì pomeriggio in via Dandolo 10 dalla comunità di Sant’Egidio. Un’iniziativa lodevole che ha il plauso dei residenti ma che attira, oltre a chi è semplicemente in cerca di un pasto caldo, anche una fascia di persone dai comportamenti discutibili. «Quando è giorno di mensa qui arriva gente di tutti i tipi», spiega una commerciante che ha un esercizio accanto alla struttura dove viene allestito il servizio. «In molti non creano problemi e non hanno semplicemente di che sfamarsi - racconta - ma c’è pure chi, in certe occasioni, ha avuto dei modi aggressivi. Uno di questi signori, per esempio, tempo fa ha infranto la vetrina del mio negozio con un calcio perché mi ero rifiutata di dargli l’elemosina. Ho dovuto pagare 180 euro di danni». Un esempio fra tanti. Abbastanza per spingere molti ad attraversare la strada per evitare scocciature. «All’inizio non era così. Le cose sono andate peggiorando negli ultimi anni», conclude la commerciante.
Ogni settimana la mensa accoglie in media più di mille persone. Una massa umana che accorre in via Dandolo da diverse parti della città. Tanti arrivano da Termini, a bordo del 75. Altri dalla stazione Trastevere. «I volontari della comunità fanno quel che possono per fare da filtro ma la verità è che manca un controllo da parte delle forze dell’ordine», fa notare un residente. Un altro suggerisce: «Quando la mensa è in funzione dovrebbe esserci un presidio fisso, come hanno fatto a piazza Trilussa. Svolgerebbe una funzione di deterrente adeguata alla situazione».
Dal 1988 a oggi, la mensa di via Dandolo ha aiutato più di 100mila persone distribuendo oltre due milioni di pasti. Un enorme gesto di solidarietà che rischia però di venire sporcato da un gruppuscolo di persone. Una signora che vive nella zona riassume la questione in questo modo: «Dare da mangiare ai bisognosi è un’azione caritatevole che non può non avere la stima delle persone e perciò è un peccato che taluni, con i loro comportamenti, rovinino tutto».