Daniel Day-Lewis rifonda l’America

«Il petroliere» di Paul Thomas Anderson rievoca l’epopea degli Stati Uniti

Daniel Day-Lewis come protagonista del Petroliere (in originale There Will Be Blood, «Ci sarà sangue») lo scrittore socialista americano Upton Sinclair, il cui romanzo Oil! ispira - in parte - questo film sul passaggio dall'epopea della frontiera al capitalismo maturo e sul contrasto tra forza eterna della religione e forza contemporanea dell'economia. Quest'ultimo tema è di moda, ma nel presente americano diverge da ciò che il film mostra del passato: se l'integralismo protestante di ieri era contro il petroliere Day-Lewis, quello di oggi è col petroliere Bush.
Scritto e diretto da Paul Thomas Anderson, vincitore con Magnolia dell'Orso d'oro nel 2001, Il petroliere unisce a Oil! frammenti di vita di un reale magnate. Ne derivano quasi tre ore di proiezione, ardui anche per i rari esperti italiani di storia degli Stati Uniti. Anderson infatti non ricorre alla voce fuori campo o alle didascalie per spiegare. Fa bene, ma chi ignora il contesto entrando al cinema ne uscirà avendo capito poco, incluso il fatto che un bambino (Dillon Freasier) diventi muto perché reso sordo a dieci anni da un incidente.
Come ricostruzione d'epoca, Il petroliere potrebbe essere il prologo di Chinatown di Roman Polanski; il magnate che, facendosi da sé, fa anche l'America, evoca invece Il gigante di Stevens, L'uomo che non sapeva amare di Dmytrik e il suo prologo, Nevada Smith di Hathaway. Solo Quarto potere di Welles resta immune dall'emulazione di Anderson...
Daniel Day-Lewis è meticoloso quanto Anderson. Il suo personaggio è studiatissimo, anche nella voce, ma lo spettatore italiano la sentirà solo su dvd, fra qualche mese.

IL PETROLIERE di Paul Thomas Anderson (Usa, 2007), con Daniel Day-Lewis, Paul Dano. 150 minuti