DANIELE GATTI alla Scala il successo lo attende

Dopo il clamoroso successo personale ottenuto con Lohengrin ecco nuovamente Daniele Gatti in prima pagina. Da meno di un anno il direttore, figlio d'arte per via di un padre tenore che poi ha scelto diversamente, ma comunque tirato su a pane e Scala, è divenuto una costante del Piermarini. Se da studente, non mancava una prova dei Maestri di casa alla Scala, non avrebbe mai sperato di diventare tanto presto uno di loro. Certo la sua presenza fa solo parte di un progetto. Uno di quelli del dopo-Muti e dell'era Lissner (proprio Lissner è anche il responsabile del recente, fortunatissimo Barbiere di Aix-en-Provence). Come è avvenuto con Riccardo Chailly o Roberto Abbado. Ma insomma le sue Scale si stanno moltiplicando a vista d'occhio. In marzo la sua prima Filarmonica, all'indomani del mini-tour Istanbul-Taormina-Varsavia. Poi la grande avventura del Lohengrin, che lo sta vedendo severo, dimentico di sé, poeticissimo, padrone dell'orchestra come pochi. Immedesimato ma non troppo: «Immedesimarsi troppo è pericoloso. L'approccio con la partitura deve essere un po' distaccato, pena la dissoluzione della forma, o l'interiorizzazione che ne fa una questione personale e penalizza il pubblico...». Una lettura che è davvero un degno prologo al Parsifal che l'attende prossimamente a Beyreuth. Da questa sera i tre sinfonici. Del resto Gatti non è certo una bacchetta improvvisata. Appena diplomato dai suoi vari diplomi, una ventina di anni fa (adesso sono 46), è diventato subito direttore musicale di Santa Cecilia e poi del Comunale di Bologna. Incarico che ricopre da dieci anni e che è in scadenza. Tra le lacrime, dicono, dell'orchestra. Ma intanto continuano l'impegno londinese. Quelli con Salisburgo, Monaco, New York. Soprattutto continua il rapporto con Wiener e Staatsoper di Vienna. Dove, dopo Otello l'attendono Boris, Mosè e Aronne e Macbeth. Ma come si spiega Vienna? È una serie di circostanze. L'intendente della Staatsoper che ascolta il suo Simone di Bologna e gli «impone» un Simone viennese. Da cui Salisburgo, Lucerna, Pesaro, Aix, i Proms di Londra. Insomma, una catena. In mezzo l'apparizione miracolosa del portavoce dei Wiener che gli offre un tè e gli propone di entrare in famiglia. Nel «club» Wiener. Unico italiano dopo Muti. Alla Scala Gatti c'era già stato con due Rossini, L'occasione fa il ladro e Tancredi. Ma pareva un passaggio. Infatti da quella volta sono trascorsi 14 anni. Come pareva un passaggio da Milano l'ospitalità del Quartetto nel 2004, con l'Orchestra Giovanile Italiana di Piero Farulli, del quale oggi è assiduo collaboratore. Mentre è probabile che a Milano il milanese Daniele Gatti ci stia per tornare in pianta stabile, dal momento che appunto lascia Bologna.
Sui leggii di questa sera, domani e mercoledì Quarta Sinfonia di Mendelssohn, l'Italiana, Konzertmusik op.50 di Hindemith e Prima Sinfonia di Brahms. Cioè il lirico e scatenato (il Salterello finale) omaggio di un tedesco alla «terra dove fioriscono i limoni». Una delle tre pagine di transizione di Hindemith anni Trenta che ha già messo a punto la teoria e la pratica della Gebrauschsmusik. Il Brahms tanto «beethoveniano» da meritare (Bülow) alla prima Sinfonia l'iperbolica definizione di Decima. Decima di Ludwig von, ovviamente.
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