Danieli, contratto da sceicchi: sito per l’acciaio ad Abu Dhabi

Per l’azienda friulana accordo da 620 milioni di dollari. Benedetti: «Commessa strategica»

da Udine

Il mercato continua a dare fiducia a Danieli, la società friulana attiva nella progettazione e costruzione di impianti per la produzione di acciaio che ha concluso lunedì un maxi-contratto ad Abu Dhabi. Ieri, a Piazza Affari, il titolo dell’azienda ha fatto un balzo del 5,19% toccando quota 6,76 euro. Gli analisti vedono rosa nel futuro del gruppo. La stima sull’utile netto per l’esercizio 2006 è di una crescita del 26 per cento. L’operazione negli Emirati arabi, del valore di 620 milioni di dollari, riguarda la fornitura alla società General holding corporation (Ghc) di un impianto chiavi in mano integrato per produrre 1,5 milioni di tonnellate all’anno di prodotti lunghi in acciaio in barre e vergella. L’accordo, inoltre, consolida il portafoglio ordini della Danieli a più di 2.200 milioni di euro, in linea con gli obiettivi di 1.650-1.900 milioni di fatturato per l’esercizio in corso. Il contratto è stato siglato dallo sceicco Hamed Bin Zayed al Nahyan per la Ghc e dal presidente e amministratore delegato della Danieli, Gianpietro Benedetti, insieme al vicepresidente Enzo Ruscio. Officine Danieli di Buttrio (Udine) è fra i tre primi leader mondiali nella progettazione e costruzione di impianti per la produzione di acciaio. «Per Abu Dhabi - ha spiegato il gruppo friulano - si tratta di un investimento strategico che mira a una leadership nella produzione di acciaio per la crescente industrializzazione del Paese, utilizzando le risorse energetiche locali e le moderne infrastrutture, quali porti, autostrade, struttura governativa snella e low taxes rate». «Da parte italiana - è stato sottolineato - si tratta di una commessa fondamentale in quanto include anche un impianto di riduzione diretta, nuovo prodotto per il gruppo friulano. L’accordo prevede anche la formazione del personale locale, la gestione degli impianti da parte di Danieli e premia - ha evidenziato l’azienda - lo sforzo d’innovazione del gruppo friulano che esporta il 99% della sua produzione».
L’operazione conclusa ad Abu Dhabi segue quella, altrettanto importante, siglata a fine 2005 con il governo del Venezuela: la partecipazione a un progetto da realizzare nel Paese sudamericano nel settore siderurgico per un valore di un miliardo di dollari. In una conferenza stampa il ministro delle Risorse minerarie del Venezuela, Victor Alvarez, si era espresso favorevolmente verso l’azienda friulana: «Il nostro progetto prevede la costruzione di una fonderia con una capacità produttiva di 1,5 milioni di tonnellate di prodotti in acciaio, come rotaie, tubi e lamiere, dei quali c’è in questo momento carenza sul nostro mercato».