Danilo Palmucci, l’iron man romano che si fa onore ai mondiali hawaiani

Il 43enne atleta si è classificato primo degli italiani

Quando venti giorni fa avvicinammo il quarantatreenne triatleta romano Danilo Palmucci, questi ci sottolineò a più riprese le difficoltà che avrebbero affrontato i partecipanti alla Ironman Hawaii, vero e proprio mondiale della specialità, aggiungendo anche che i sacrifici e le rinunce, per i triatleti, sono secondi a quelli di nessun altro atleta.
Ne abbiamo avuto la conferma guardando in Rete le immagini dell’edizione 2006 della mitica gara, che hanno illustrato momento dopo momento la massacrante manifestazione americana. Così non abbiamo sorriso, quando abbiamo letto la classifica finale, annotando il suo nome «appena» al centosessantacinquesimo posto. Anche perché Palmucci, sia pure classificatosi in una cosiddetta posizione di rincalzo, è stato il primo degli italiani a raggiungere il traguardo. Il che rappresenta senza ombra di dubbio non solo un successo personale per l’atleta che gareggia con la divisa della Ss Lazio, ma anche una sorta di rivincita nei confronti di chi, qualche anno fa, lo estromise dalla Nazionale perché... troppo vecchio. Una cosa è certa. Il triatleta capitolino ha comunque vinto per l’ennesima volta la sua personale sfida con chi gli tolse la possibilità di partecipare all’Olimpiade di Sidney (nel 2000), quando era al top della forma e riusciva a mettersi alle spalle persino chi avrebbe poi conquistato l’alloro olimpico.
Per la cronaca a Kailua Kona, nella notte italiana fra sabato e domenica, la vittoria è andata all’atleta tedesco Normann Stadler, che si è imposto in 8 ore, 15 minuti e 56 secondi precedendo l’australiano Chris McCormack e un altro teutonico, il campione uscente Faris Al-Sultan. Non male il tempo totale di Palmucci, 9 ore a 34 minuti, suddiviso in un ora 2 minuti e 5 secondi che gli sono serviti per coprire i tre chilometri e novecento metri di nuoto, 5 ore 4 minuti e 34 secondi occorsi per pedalare lungo i 180 chilometri e le 3 ore, 21 minuti e 27 secondi decisivi per coprire i 42 chilometri della maratona conclusiva. Dite che ci ha messo troppo? Allora provateci voi! Anzi, provate a ripetere i tempi di quando il «nostro» volava come un treno e all’Ironman si permetteva il lusso di stabilire perfino il primato italiano (8h 52’ 31’’ classificandosi 14.mo (nel 1994) e 27.mo (nel 1991). Non per niente sono, le sue, le migliori prestazioni italiane di sempre nella gara delle gare.