Danilo stuzzica papà «Batterà i vecchietti»

«È bello amare lo sport a ogni età. E poi non ci sarà battaglia come la nostra per andare all’Europeo»

da Bormio

Danilo Gallinari saluta il Ciuk, la montagna sopra Bormio, respira vivo, si gode tutto nella contea del basket senza frontiere del Diego Pini, firma autografi, sorride alla vita, un po’ meno agli insegnanti che alla maturità hanno tenuto bassi i voti per il privatista, per questo talento della classe 1988 che l’Armani Jeans Milano cerca di vincolare per altre stagioni, che la nazionale porterà come titolare al suo primo Europeo in Spagna, in settembre. Sembra tutto bello intorno al legno profumato della palestra Pentagono quando, contro l’Austria, si diverte persino a portare palla, lui che è alto due metri e sei, ma è sempre in crescita, quando paga la gioventù scontrandosi con la fisicità dei croati a cui, però, lascia il suo marchio nella partita di finale del trofeo Gianatti. Ma il vero problema in casa di Gengis Gallo, principe unno dei canestri, non è tanto la sua vita in azzurro, ma il conflitto con la madre Marilisa, la grande chioccia a cui assomiglia moltissimo nei tratti somatici del viso, per sua fortuna, dicono gli amici del padre, causato dalla «fuga» verso la gloria di Vittorio, il Gallo da combattimento amatissimo dai tifosi dell’Olimpia che continuano a non capire questa campagna acquisti dell’Armani. Lui, Dan Gengis, è favorevole alla zingarata paterna nel mondiale over 45 che si sta giocando in Portorico, lei urla che a una certa età, Gallo I è del 1958, non si rischia, non si va in giro senza essersi ben allenati.
«Si vive una volta sola»

Danilo sorride, ci scherza sopra: «Papà ha fatto benissimo, si vive una volta soltanto, aveva voglia di questa esperienza, perché mettersi contro? Capisco la preoccupazione, ma ha giocato tante volte, poi sono tutti anziani, non ci sarà una battaglia come quelle che si vivono nella nostra bella squadra per andare agli Europei». La madre esplode, non accetta: «Facile dire che uno deve andare dietro al proprio istinto, ma poi, se si ferma, se avrà dei problemi, toccherà a me stargli dietro». Come ai tempi in cui Gallo I era considerato il difensore d’oro nel sistema Peterson, si gioca un po’ con Marilisa che allora esplode in mezzo italiano e mezzo dialetto: «Il tempo passa per tutti, conosciamo lo sport, se non ti prepari sei sempre a rischio». Proprio per questo in Portorico c’è anche Max Barbieri, un medico, un innamorato del basket, un tifoso della vecchia Olimpia. Non basta a placare la tigre, ma Gengis Gallo la spiazza con il suo sorriso da furbino. Nella nazionale lui ed Hackett sono astutamente ironici, giocano con i veterani, sfuggendo alla legge per gli esordienti in tante maniere perché sanno farsi voler bene, sono simpatici e poi il ragazzo dell’Armani fa dire a quasi tutti, persino a quelli che considerano Bargnani e Belinelli la grande risposta della scuola italiana a chi pensava che non avremmo mai creato giocatori per la Nba, che il più forte di tutti è il Danilo di Sant’Angelo Lodigiano, che l’8 agosto compirà 19 anni.
«Azzurro è bello»
Allora, Gallo II, lo assolviamo questo padre migratore che è andato giocare un mondiale, lui che non è mai stato in una nazionale vera? «Assolto, perché è bello fare queste cose, amare lo sport in ogni età della vita. Spero di avere il suo spirito quando avrò la sua età. Non si è preparato, è tanto tempo che non giochiamo più uno contro uno, ma sarà un divertimento per lui ed è questo quello che conta». Conta più di vedere il figlio agli Europei? «Ma lui tornerà e verrà a vedermi ad Alicante e Madrid. Ci racconterà cosa ha fatto, sarà divertente».
Gallo I, padre ed agente del talento di una squadra nazionale che cerca di proteggerlo, nasconderlo, perché lui Belinelli e Bargnani, con i veterani, con il ritorno del vero Bulleri, sono l’aggiunta che serviva per considerare il podio come unico risultato possibile. Gallo II non accetta: «Qui in nazionale si sta proprio bene, ogni giorno imparo una cosa importante, il gruppo è stupendo, ma ad aspettarci ci sono tante squadre forti. Noi lavoriamo bene e daremo il massimo, poi vedremo, visto come è cresciuta la Croazia?».