In Danimarca cade l’ultimo tabù Figli in provetta per le lesbiche

Dopo nove anni il Parlamento ha deciso: inseminazione artificiale gratuita anche per le coppie omosessuali e le single

da Copenaghen

Inseminazione artificiale gratuita anche per le coppie lesbiche e le donne single: dopo una settimana di aspro dibattito, il Parlamento danese ha deciso di far crollare anche l’ultima barriera rimasta a difesa della famiglia tradizionale. Ora coppie lesbiche ed eterosessuali sono sullo stesso piano e possono accedere gratuitamente all’operazione negli ospedali del Paese nordico.
La Danimarca è stata la prima nazione al mondo a introdurre, nell’ottobre del 1989, il matrimonio fra omosessuali in municipio, definendolo «unione registrata civilmente»: da allora alle coppie di gay e lesbiche sono stati garantiti gli stessi diritti di quelle eterosessuali, ad eccezione della possibilità di adottare bambini e di usufruire dell’inseminazione artificiale. La legge approvata ieri, però, ha cancellato quest’ultima clausola.
La nuova norma è passata dopo una settimana di acceso dibattito all’interno dei partiti e, anche, fra gli stessi membri del governo, divisi tra chi voleva concedere anche questo diritto alle coppie omosessuali e chi ha continuato a difendere i valori della famiglia tradizionale. Il Parlamento si è letteralmente spaccato sull’argomento: i voti a favore sono stati 86, mentre 61 deputati hanno espresso parere contrario e 21 si sono astenuti.
Il crollo di quest’ultimo tabù ha diviso non soltanto la politica ma, anche, la società civile. Negli ultimi nove anni l’argomento ha occupato più di una volta l’agenda politica danese ma, durante l’ultima settimana, la discussione ha ripreso vigore. Da un lato il governo di centrodestra del premier Anders Fogh Rasmussen ha cercato di porre un freno alla riforma, presentando a maggioranza una versione mitigata rispetto alla proposta dell’opposizione: sì all’inseminazione artificiale per le coppie lesbiche e per le single, ma in cliniche private e a spese delle richiedenti. Al suo fianco si è schierata anche quella parte dell’opinione pubblica che vuole tenere alti i valori tradizionali della famiglia.
Sull’altro versante socialdemocratici, socialisti popolari e Lista Unitaria hanno assunto una posizione più radicale e sono riusciti a convincere anche alcuni esponenti del partito liberale (al governo): una battaglia riuscita, perché il voto dei liberali è stato determinante e ha consentito all’opposizione di far approvare la legge nella versione più estrema.
La notizia è stata accolta con entusiasmo dalla comunità omosessuale danese: «Dopo nove anni di battaglie siamo felicissimi, la gente piange di gioia, le lesbiche sono le più contente: è passata la loro forma di famiglia» ha dichiarato ieri Mikael Boe Larsen, dirigente dell’Associazione nazionale danese di lesbiche e gay.
Deluso, invece, il premier Rasmussen, che ha votato contro la legge: «Naturalmente ho sostenuto la proposta del governo, e mi dispiace che non sia passata. Ma è importante aver preso una decisione. La questione è stata discussa per anni e non avremmo guadagnato nulla ad aspettare ancora».
Molto contrariati il partito conservatore e l’alleato di governo Peoples party, una formazione anti-immigrati, i cui esponenti hanno commentato: «Ogni bambino ha diritto ad avere un padre».