Danimarca e Germania: non ci scusiamo

da Copenaghen

Tra i princìpi e gli interessi di bottega il primo ministro danese, Anders Fogh Rasmussen, non ha dubbi: prevalgono i primi. Dando prova di carattere, Rasmussen (il suo partito è il liberale), ha rifiutato ieri di presentare le scuse della Danimarca per la pubblicazione, sul quotidiano di Copenaghen Jyllands Posten, delle caricature di Maometto, definite «blasfeme» dai musulmani e che hanno scatenato manifestazioni di piazza e proteste diplomatiche nel mondo islamico. «La libertà di stampa è una pietra miliare della nostra democrazia. Ricorriamo alla satira e all’humour - ha affermato il premier - soprattutto quando ci riferiamo alle autorità. Nel nostro dibattito culturale consideriamo l’umorismo e la satira un mezzo di espressione».
Questa è stata la risposta data da Rasmussen a un giornalista della televisione egiziana, il quale gli aveva chiesto di porgere alla comunità musulmana mondiale le scuse della Danimarca «colpevole» di avere consentito la stampa delle «oltraggiose vignette». La domanda del giornalista era giunta al termine di un incontro che il capo del governo aveva avuto con gli ambasciatori musulmani, convocati per un chiarimento. Il primo ministro ha ribadito quanto aveva detto la sera precedente alla tv araba al Arabiya. «Personalmente sono addolorato del fatto che molti islamici abbiano ritenuto quelle caricature un insulto al profeta Maometto». Da quando è esplosa l’ira tra i seguaci del Corano, i prodotti danesi sono sottoposti a boicottaggio.
Lapidario il commento del portavoce della Commissione Ue, il tedesco Johannes Laitenberger: «La Commissione europea non ha raccomandazioni da fare alla stampa». Più esplicito il ministro degli Interni tedesco, il democristiano Wolfgang Schäuble: «Perché un governo dovrebbe scusarsi per qualcosa che riguarda la libertà di stampa?». In serata ha parlato anche il presidente francese Jacques Chirac: «La libertà d’espressione è uno dei fondamenti della Repubblica».